Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione - F. Sansa, il Fatto 110518
N.425/140518


Eccoli i nuovi potenti d’Italia. I nuovi padroni. Eppure, vedi i leader di Lega e M5S e non puoi trattenere un pensiero: la storia, l’esperienza e i curricula di questi signori non sembrano affatto più ricchi, anzi, di quelli di milioni di loro coetanei che invece sono senza lavoro. E questi si apprestano a guidare un Paese di 60 milioni di abitanti. A cambiare le nostre vite.
Eccola la nuova classe dirigente: gente che pare giunta al traguardo senza passare dal via. Ma dov’è l’altra Italia che Cinque Stelle e Lega promettevano di riscattare? Cervelli in fuga, professori, ricercatori, architetti di valore, ingegneri geniali, medici, artigiani, imprenditori, volontari impegnati sui fronti di guerra, giornalisti coraggiosi, avvocati, magistrati, artisti. Dove sono?
Ne trovi forse più per le nostre strade che ai vertici dei due partiti che decidono il governo. Il dubbio è che i nuovi potenti siano perfino meno meritevoli di quelli che li hanno preceduti e si rischi di affermare una demeritocrazia, invece di essere premiati lavoro, sacrificio, preparazione, coraggio …
E invece senti certi signori fare la morale, sentenziare, mostrare un volto indignato. Che tanto più stona e urta se chi parla non pare avere l’autorevolezza per farlo … Mafia, corruzione, evasione, abusivismo sono i nostri mali. Provocano 500 miliardi l’anno di danni …
Demeritocrazia e deresponsabilizzazione. Ecco, parrebbe, la nuova ricetta: impegnarsi, mettersi in discussione, rischiare non serve per vincere. E se perdiamo, le colpe sono degli altri. È questa la nuova Italia?

Selezione - Yoda/Il Giornale, 260418
N.424/280418

L'altro giorno, sull'uscio della porta che immette dal Transatlantico al cortile interno di Montecitorio, Emanuele Fiano si lamentava: «Non ci capisco più niente».

Tanta confusione. Il giorno prima Cerno, l'ex condirettore di Repubblica e oggi senatore Pd, aveva spiegato a pranzo ad un collega: «Dobbiamo mettere i grillini alla prova. Possiamo dargli anche l'appoggio esterno, prendendoci il merito di aver bloccato Salvini». Il più sconsolato, mentre fuori dal Palazzo il ministro Calenda minacciava di ridare dopo un mese la tessera del Pd, era il professore e deputato Marattin – «Io un governo con i 5stelle non lo voto» si sfogava.
Quella stessa sera Renzi si è reso conto dell'operazione che è stata messa in piedi per costringerlo alla resa. «Questi – ha spiegato a più di un amico – hanno impostato una trattativa violenta, con minacce e ultimatum. Vogliono mettermi con le spalle al muro: o dico di sì al governo con i grillini; o c'è il muro, cioè le elezioni … Usano la violenza: o fai questo, o ti facciamo male. Non hanno capito come sono fatto: io sono pronto a trattare pure con Belzebù, ma certo non ho paura di chi nelle trattative politiche si comporta come sul web, con i metodi delle baby gang».
Insomma, lo stato d'animo che l'ex segretario comunica agli amici è più o meno questo, corredato anche da una serie di valutazioni basate sul pallottoliere: «Inoltre si dovrebbero fare due conti, per fare un governo con i grillini, non basta avere il 51% della direzione del Pd, ma devi assicurarti almeno l'85% dei gruppi parlamentari. Numeri che non avranno mai. Specie con la rivolta che c'è nel partito: c'è gente che minaccia di ridare la tessera se il Pd farà in governo con i grillini».
Anche perché la trattativa è stata impostata male dagli indistinti personaggi che l'eremita di Rignano tira in ballo parlando di «questi» o «quelli». L'ex segretario, infatti, non si riferisce solo ai grillini. Si arguisce, che i soggetti che sono complici del piano, sono diversi. Ma l'interessato non ne svelerebbe l'identikit, neppure sotto tortura. Per cui bisogna affidarsi alle supposizioni. Probabilmente c'è il reggente Martina, troppo lesto ad aprire la trattativa, quando, invece, la politica ha i suoi tempi. Ci sarà sicuramente anche Franceschini, che dall'inizio della legislatura tira per un accordo con i grillini, calato nei panni di un Indiana Jones che nella jungla del Palazzo è alla ricerca della «poltrona perduta». E, anche se la congettura potrà sembrare ardita, c'è pure il Quirinale (circostanza che l'ex segretario del Pd non ammetterà mai), che ha accelerato i tempi del confronto e non ha impedito che i grillini usassero l'arma di ricatto delle elezioni: proprio Mattarella che la scorsa legislatura aveva detto no all'ipotesi di anticipare le elezioni di 6 mesi; ora, invece, sembra quasi disposto a far durare un'intera legislatura appena sei mesi.
Già, a guardarle dal di fuori, le mosse dei vari protagonisti, sembrano studiate apposta per mettere Renzi con le spalle al muro. Un atteggiamento che ha finito per indispettirlo. Tanto più che il boccone che vorrebbero fargli ingoiare sarebbe indigesto per chiunque: dovrebbe fare il governo con chi per quattro anni ha trattato lui e il Pd come se fossero Vallanzasca e la sua banda … «Ma possiamo dare questo Paese - ha chiesto ai suoi - in mano ai giustizialisti?». Se a ciò si aggiunge la politica corsara dei 5stelle il boccone, da indigesto, rischia di diventare avvelenato: quelli, come i pirati, ti fanno salire sulla loro nave, ma alla prima tempesta sono capaci di gettarti a mare come zavorra …
Al Quirinale immaginano un governo presieduto da un grillino (in questa logica Fico), con dentro ministri «tecnici». Raccontano che la voglia di far sedere ad un tavolo 5stelle e Pd serva proprio a mettere in piedi un programma come base per un governo istituzionale.
Ragionamenti che rischiano, però, di creare ancora più confusione: come si fa a costruire su un programma concordato da due partiti un governo istituzionale, che per sua natura dovrebbe essere aperto a tutti?

Selezione - A.Sallusti, 140418
N.423/160418

Machiavelli sosteneva che «gli uomini offendono per paura o per odio». I Cinquestelle, e il loro portavoce ufficiale Marco Travaglio, nei confronti di Berlusconi lo fanno per entrambi i motivi.

La paura è quella di non riuscire, a un passo dalla meta, a mettere le mani sul Paese, pretesa infondata perché non hanno i numeri elettorali per farlo, almeno senza spartire il bottino con qualcun altro. L'odio è lo stesso di sempre, e rispunta ogni qualvolta il Cavaliere resuscita da morte presunta o apparente e intralcia i piani del prepotente di turno. Da Occhetto a Prodi, da Bersani a Renzi, la storia insegna.
A poche ore dal fine partita (Mattarella non ha più pazienza), la macchina del fango ha rotto gli argini e inquina i pozzi della politica a piene mani. Dopo «Berlusconi è geneticamente inferiore a noi» e Berlusconi è il male assoluto, ora arriva anche il titolone del Fatto a Cinquestelle sul «delinquente» che umilia e ricatta Salvini per cose indicibili e a noi sconosciute. Salvo poi, a riga cinquanta dell'articolo del cretino abituale Travaglio, leggere che si tratta di «illazioni».
Illazione, si legge sul vocabolario, significa «ragionamento con cui si trae una conseguenza da una premessa che può essere anche falsa», oppure «supposizione arbitraria». Questo giornalismo, questa politica delle «illazioni» si ispira ai teoremi giudiziari che hanno portato, fra l'altro, un giudice a definire in modo appunto «arbitrario» Silvio Berlusconi un «delinquente», permettendo di conseguenza a Travaglio di insultarlo, al riparo (forse) da conseguenze penali e civili.
In tutto questo c'è una violenza bestiale che va ben oltre la partigianeria e che temo sia solo l'antipasto di cosa potrebbe accadere ai non allineati nel malaugurato caso di un governo a guida Cinquestelle.
I processi di piazza, che si basano appunto su illazioni giornalistiche-giudiziarie e delazioni private, sono la fine dello Stato di diritto. Il rischio che l'Italia diventi una mega Casaleggio Associati è alto. Provare a mettere argini a questa ipotesi non sono «capricci», come li ha definiti ieri Matteo Salvini, ma legittima difesa. Fino a che si è in tempo, perché Di Maio ricordi la massima che recita: «Mai insultare un alligatore prima di aver attraversato il fiume».

Selezione blog - L.Tecce, 070418
N.422/110418

Uno dei peccati più detestabili che inquinano l’animo umano e – inevitabilmente – ne condizionano l’azione è quello che gli antichi greci chiamavano hybris: superbia e arroganza spinta fino all’eccesso in un crescendo di delirio narcisistico.

I veti e le imposizioni irricevibili posti da Luigi Di Maio mostrano chiaramente quanto possano essere dannosi i parvenu, quanto la loro mancanza di savoir fair istituzionale denoti una incompetenza politica sconcertante. Dove per competenza si intende al contrario la capacità di mediare, di costruire, di fare le scelte migliori nell’interesse del Paese. Tale è la bramosia di impossessarsi del Potere che spesso si perde di vista la Politica, che è principalmente visione, culturale e valoriale in primis ed è l’antitesi del trasversalismo grillino, aperto a qualunque alleanza possibile: per gli ex duri e puri pentastellati Pd o Lega pari sono, senza la minima considerazione del fatto che esse sono due forze opposte, con weltanschauung (concezione del mondo) opposte.
Bene hanno fatto Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti a ribadire che non intendono macchiarsi di tradimento nei confronti dell’alleato Berlusconi, ma soprattutto verso gli elettori che hanno dato loro il mandato di portare avanti un programma di centrodestra. Bene fanno a voler salvaguardare un patrimonio valoriale e identitario non negoziabile, in cui necessariamente dovranno trovare spazio azioni che valorizzino le menti migliori che sappiano creare un sistema, una rete, una narrazione …
Alla struttura è ora che venga affiancata una sovrastruttura: la Lega in particolare ha saputo intercettare il sentiment e i bisogni del Paese, è necessario adesso tradurli in proposte concrete e in un racconto credibile. È giusto che il Movimento 5 stelle, che pur è risultato vincente alle urne, abbia ciò che gli spetta, ma se ne faccia una ragione il somaro che vola fra le stelle di cartone: gli dei non amano gli uomini che si macchiano di hybris e prima o poi li colpiscono con la nemesis, la vendetta.