Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Lettera di Renato Brunetta pubblicata dal Corriere della Sera (rif. 070512)
RA N.12/150512

Dal governo dei tecnici, per sua natura svincolato dai condizionamenti delle forze politiche e sindacali, mi aspettavo un veloce completamento delle riforme relative alla pubblica amministrazione, che con tanta fatica ho impostato e fatto approvare. Avevo un timore, ma al tempo stesso una speranza: che in poco tempo si riuscisse a fare molto, in questo modo lasciando intendere che io stesso avrei potuto e dovuto fare di più. Quel che non mi aspettavo, francamente, è che s'invertisse la rotta, si mollassero principi fondamentali che ci legano all'Europa, che si accettasse un rinculo, nel metodo e nel merito, che ci riporta indietro negli anni. Non me lo aspettavo e farò di tutto per impedirlo.

Al sindacalese piatto e furbo della bozza di accordo sulla riforma della pubblica amministrazione, siglato venerdì scorso, e al burocratese raffinato ma anch'esso oscuro del ministro Patroni Griffi, preferisco il parlar chiaro: siamo di fronte a una controriforma, a una restaurazione degli antichi vizi e riti concertativi. Fuori dall'Europa senza nessuna attenzione al contesto di crisi in cui siamo precipitati, ma soprattutto fuori dal senso comune. Gli italiani, l'Europa, i mercati chiedevano e chiedono per la nostra pubblica amministrazione: più efficenza, più trasparenza, più competenza, più produttività, meno costi, meno polvere, meno carta, meno addetti, meno privilegi. In tal senso abbiamo lavorato e le riforme da me realizzate andavano in questa direzione. Qual'è la direzione che, invece, il ministro Patroni Griffi ci prospetta con il pieno accordo dei sindacati? Niente licenziamenti economici, niente mobilità, niente responsabilità dei dirigenti, niente merito individuale con relativi premi, niente trasparenza, nessuna accelerazione sull'e-governement, vale a dire sull'informatizzazione dei processi burocatrici e sull'eliminazione della carta.

Quella che ci si prospetta è una resa alla cattiva burocrazia e al cattivo sindacato, che in questi anni quelle riforme hanno osteggiato. Chiunque sia andato in un ufficio pubblico, in queste ultime settimane, si è accorto che l'aria è cambiata. Tutto sta tornando come prima e quanto si accinge a fare il governo ne è la controporva. Un'ultima considerazione. In un momento così delicato per la vita del nostro Paese, dopo la brutta figura internazionale fatta da Monti con la cosiddetta riforma Fornero, c'era proprio bisogno di fare il bis? Spero il ministro Patroni Griffi, che stimo e di cui conosco la competenza, sappia comprendere la gravità di un simile cedimento e non baratti il quieto vivere di qualche ora con la rovina che dura anni. Non è solo un baratto scellerato, è prima di tutto perdente. Per tutti.

Giuseppe Maria Ianniello
RA N.11/060412

Il sindaco Matteucci, beato, ha dato la notizia degli ingenti investimenti nella Chimica a Ravenna; Nerone canta, mentre Roma brucia. Ogni giorno gli impianti del petrolchimico di Ravenna producono montagne di gomma e plastica; gli inceneritori producono energia dai rifiuti solidi assimilabili agli urbani e dai rifiuti speciali e pericolosi. La vicinanza al centro abitato e le condizioni operative di obsoleti impianti di produzione e incenerimento diffondono nell'atmosfera e sulle zone di ricaduta inquinanti dannosi per il territorio e tossici per l'uomo. Il Piano del traffico veicolare urbano "bizantino" completa l'opera di avvelenamento della terra e dell'aria. Costretti, viviamo e lavoriamo nella Città dei veleni.

E' vero, negli anni è migliorata l'affidabilità degli impianti, però le emissioni continue quotidiane e le fughe cosiddette ''accidentali'' di gas cancerogeni, grandi o piccole che siano, oltrepassano i recinti e trasportate dal vento investono la città e i cittadini. E' vero, l'ambiente è monitorato; però i valori di esposizione imposti dalla legge rappresentano un compromesso negoziato fra Sindacato e Aziende. E' risaputo, i limiti massimi di esposizione ammissibili non sono una norma di sicurezza assoluta, danno soltanto un'idea dei livelli che non dovrebbero essere superati.
L'Organizzazione mondiale della Sanità sostiene che per i cancerogeni non è ipotizzabile alcuna soglia minima al di sotto della quale non ci sono danni per la salute. I cittadini di Ravenna, dunque, sono continuamente esposti al rischio degli agenti cancerogeni: fortemente aggressivi e quantitativamente consistenti.

Il cloruro di vinile (produzione materie plastiche) e il butadiene (produzione gomme) sono solo due dei tanti agenti cancerogeni presenti a tonnellate nel sito industriale. Si è parlato di cloruro di vinile (CVM) nel 1977 nel convegno organizzato dalla Regione Emilia Romagna e dal Sindacato. Nel 2004 la Provincia di Ravenna ha presentato uno studio epidemiologico; ai cittadini/lavoratori iscritti nel Registro regionale dei tumori, però, servono meno Convegni/Studio riciclati e più Assistenza sanitaria efficace e continua.

Franco, Gino, Raffaele, ... cittadini di Ravenna, lavoratori della Chimica Ravenna, sono morti di cancro. Nella nostra città si continua a morire prematuramente, nell'inoperosità consapevole e colposa dei Responsabili della tutela della Salute pubblica. L'informazione è già prevenzione; contano in silenzio le centinaia di morti per ''esposizione agli agenti cancerogeni". Usano i Convegni/Studio, le Certificazioni ambientali come placebo, liberamente lo somministrano ai cittadini per il loro tornaconto, per la conservazione del consenso in politica.
Ravenna rimane fra le città d'Italia con la percentuale alta dei tumori alle vie respiratorie; la Salute pubblica rimane una vera emergenza sanitaria non ancora affrontata con la serietà dovuta, rimane ancora il "problema grave" da risolvere.

V.V.I. - Nel Sistema di Gestione dei cosiddetti "Beni comuni" persistono due gravi non-conformità. A Ravenna non trova piena attuazione l'Art. 32 della Costituzione della Repubblica italiana, relativo alla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e intera comunità. Va osservato, inoltre, che il diritto alla salute comporta anche il diritto alla salubrità dell'aria che respiriamo, poiché la prevenzione di gravi patologie impone di eliminare le cause dell'inquinamento ambientale.

Giuseppe Maria Ianniello
RA N.10/070312

Ti dicono quello che devi pensare, che devi sentire, che devi fare, e non si curano della Città. Ravenna è diventata la capitale dell'evasione dell'Italia che "lavora"; Napoli la capitale dell'evasione dell'Italia che "canta". Secondo la classifica stilata dal quotidiano dell'ex A.D. Gruppo Espresso, dopo Napoli (82%), Ravenna (76%) è la città meno "virtuosa" per quanto riguarda l'evasione fiscale; questi in sintesi i rilievi fatti dalla Guardia di Finanza durante i controlli a stabilimenti balneari, ristoranti, bar, gelaterie, piadinari. A Ravenna, secondo lo spot pubblicitario dell'Agenzia delle Entrate, 76 su 100 fra commercianti e artigiani sono da considerasi ''cittadini parassiti''.

L'equazione EVASORE = PARASSITA più che un mezzo per la lotta all'evasione fiscale, si configura in un metodo di delazione sociale, di staliniana memoria, efficace nella copertura mediatica dell'enorme debito pubblico creato alla fine del passato millennio dai parassiti della politica. Si nutrono di politica e producono politica tossica, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. I cittadini vivono per lavorare nella giungla di imposte e tasse: IVA - ICI/IMU IRPEF/IRPEG - TOSAP/COSAP - Imposta Pubblicità e Affissioni - Canone Acqua, Fognatura e Depurazione - Imposta Ipotecaria e Catastale - Imposta di Bollo Imposta di Registro - Imposta di Scopo - Ritenute - Altre ed eventuali.

L'evasione di tasse e imposte è un atto deprecabile. Rimangono, però, aleatori sia il riferimento al risanamento del debito pubblico, sia il riferimento al rilancio della produttività, della crescita economica e dell'equità. Ci si è mai chiesti che cosa induce un cittadino a non rispettare completamente le prescrizioni di natura fiscale? I cittadini sono strozzati dalla forte PRESSIONE FISCALE = TASSE GOVERNATIVE + IMPOSTE LOCALI. Nell'imposizione di tasse locali, l'Amministrazione di Ravenna non ha certamente la mano meno pesante del Governo. E' una vergogna! Nessuno ha sentito il bisogno di tutelare l'onorabilità dei Cittadini in massa, nessuno dell'Amministrazione Comunale ha sentito il dovere di tutelare l'immagine della nostra Città; il sindaco della Capitale dei parassiti è impegnato nella candidatura di Ravenna anche a Capitale della cultura in Europa.

V.V.I. - Nel Sistema di Gestione dell'Amministrazione Comunale sono state rilevate due non-conformità. Non viene adeguatamente tutelata l'onorabilità dei cittadini lavoratori (commercianti e artigiani), nè l'immagine della città di Ravenna. Accettare un incarico vuol dire essere coscienti delle responsabilità che ne derivano.

Relazione inviata all'on. Angelino Alfano
Giuseppe Maria Ianniello
RA N.9/200312

Si vuole, con riferimento alle Norme della Qualità, valutare l'efficacia e l'efficienza del Sistema di gestione per quanto emerso dal 1° Congresso provinciale PdL Ravenna; è un atto dovuto da chi e per chi condivide e sostiene fattivamente il progetto politico di Silvio Berlusconi.

DATI RELATIVI ALLA LISTA UNICA
TESSERATI: 1159
FAVOREVOLI ALLA LISTA: 621 (53,6%)
ALTRI: 538 (46,4%)

Il nuovo coordinamento provinciale ha ricevuto il consenso del 53,6% degli iscritti al PdL Ravenna. I dati in generale sono incoraggianti se si considera che in questo momento la politica è in stato di quiescenza, pertanto facilmente vulnerabile ed esposta all'antipolitica. Il dato cui prestare particolare attenzione è quel 46,4% che indica una maggioranaza significativa che, pur condividendo e sostenendo il progetto politico di Silvio Berlusconi, non ha gradito le manovre precongressuali per le "inclusioni" e le "esclusioni".

Il nuovo direttivo provinciale risulta gremito da senatori della politica. La parola senatore non fa riferimento all'età anagrafica, ma identifica un comportamento, un metodo che rievoca la vecchia politica. La strategia di comodo di scaricare le responsabilità sui giovani e mantenere la posizione di rendita, per non cambiare nulla, aumenta il numero di cittadini ragionevolmente insoddisfatti delle politiche territoriali del PdL.

A Ravenna si è persa l'occasione per iniziare il rinnovamento della politica partendo dalla riorganizzazione del Coordinamento provinciale: un programma di lavoro orientato al cittadino, una leadership orientata alle attività di gruppo e tanti, tantissimi giovani nel direttivo, giovani non esclusivamente per requisito anagrafico.

Cosa aggiungere sul 1° Congresso provinciale PdL - Ravenna? Tanti luoghi comuni, tanta aria stantia, fiumi di parole, nessun obiettivo enunciato e pianificato.
Nella nostra Città il rinnovamento della politica attraverso l'innovazione, la trasparenza, la valutazione e il merito, non accenna a decollare. Questa è una grave non-conformità di sistema. Se rimane irrisolta, non solo non si aumenta la quota di cittadini giustamente soddisfatti delle politiche del PdL, ma si va ad intaccare il patrimonio di consensi creato da Silvio Berlusconi.