Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

P.Bracalini - Il Giornale 070917
RA N.393/100917
 
Marco Canestrari (informatico, ex dipendente della Casaleggio Associati) e Nicola Biondo (ex capo del'ufficio comunicazione M5S alla Camera) svelano i segreti M5S. Un viaggio «nella casta degli anticasta che potrebbe governare l'Italia tra pochi mesi». Ecco alcune chicche dal loro libro.
 

Gianroberto Casaleggio è pazzo
All'inizio, Grillo inviava i testi via fax alla Casaleggio e lì venivano corretti e pubblicati. Presto però il guru prende in mano il blog e «diventa l'ideatore di quasi tutte le campagne proposte da Grillo». Di lui il comico dice a Canestrari: «È pazzo! È completamente pazzo!».
«Io sono come Licio Gelli e Cuccia»
La frase di Gianroberto Casaleggio quando, nel 2007, cura la comunicazione dell'Idv di Antonio Di Pietro. «Io sono come un Licio Gelli buono, ma riservato come Cuccia. Se riesco a portare Di Pietro al 10% il Paese cambia».
Il boom del 2013: «E ora cosa facciamo?»
La telefonata di Grillo a Casaleggio la mattina dopo che il M5s prende il 25% alle politiche del 2013: «Abbiamo vinto. E adesso cosa facciamo?». Istrionico, ma anche svuotato dopo un tour massacrante, Grillo non aveva la minima intenzione di scendere a Roma, e voleva restare nella sua casa di Sant'Ilario, «a curare l'orto: ho la lattuga che mi scappa da tutte le parti».
I parlamentari M5S? «Non sono all’altezza»
A preoccupare i due fondatori era il gruppo parlamentare. «Abbiamo un dieci per cento di Scilipoti...» dice Grillo. «Il gruppo parlamentare non è all'altezza. Non potevamo candidare persone molto brave ma già elette negli enti locali. Le elezioni ci hanno colto di sorpresa e le nostre liste sono state riempite alla rinfusa» confida invece Casaleggio a Nicola Biondo. «Loro sono lì per il MoVimento, non devono fare politica, non tocca a loro, sono solo lo strumento di un programma e devono rispettare le regole che hanno sottoscritto. Grazie al MoVimento hanno avuto uno stipendio e un minimo di visibilità, chi non ci sta si accomodi fuori».
Francescani da 13.000 euro al mese
Inizi di maggio 2014. «Poche sere fa Beppe era a Roma. Eravamo a cena. Incalzato da una serie di racconti di alcuni miei colleghi, ha detto una cosa che mi ha lasciato stupefatto. Con la vita di merda che fate a Roma, tremila euro sono pochi. Se oggi qualcuno mettesse a paragone l'entità delle restituzioni di quel periodo con quelle odierne, capirebbe tutto. Le rendicontazioni prive di qualsiasi controllo e autoreferenziali sono insieme arma e luogo del delitto del francescanesimo, della lotta ai privilegi, del MoVimento. Oggi quasi tutti i parlamentari hanno uno stipendio in busta di circa tremila euro ma ne percepiscono tra i settemila e i diecimila al mese per le spese. E si definiscono francescani».
Di Maio: «Quando sarò a Palazzo Chigi …» 
«Nel 2015, io e Di Maio decidemmo di andare alla mensa di Piazza San Silvestro e passammo quindi sotto Palazzo Chigi. Luigi puntò l'indice verso il balcone. Quando saremo lì disse sorridendo tu verrai con me, non mi fido di lasciarti a Montecitorio Il ragazzo aveva le idee chiare. Fin da subito».
Lo sbiancamento dentale
Racconta Dario Tamburrano, europarlamentare M5S, di professione dentista: «Rocco Casalino (capo comunicazione al Senato, ndr) mi ha portato in studio un sacco di parlamentari. Per tutti sbiancamento dei denti e cura delle carie. Per me va bene, ma quel fare untuoso, questa cura davvero eccessiva della forma. Mi sbaglierò, ma sento una strana aria in giro». Dalla rivoluzione morale allo sbiancamento dentale.
Fico: «Siamo venditori di slogan»
Il deputato Roberto Fico, sbotta in privato con Biondo: «Ma dove stiamo andando? Che cosa stiamo diventando? Stiamo diventando venditori di slogan, buffoni da mettere davanti alle telecamere. Non è questo quello che dobbiamo fare...».
La scalata di Luigino
Il suo mondo si divide «tra chi è sfigato e chi non lo è», parole sue. Sinonimi di sfigato: chi critica, chi non veste in giacca e cravatta, chi nutre dubbi. Racconta un insider grillino: «L'arma vincente della scalata di Di Maio è stata quella di escludere ogni discussione dal gruppo parlamentare. O sei con lui o sei contro, in un brutto alone di omertà, che poco ha a che fare con l'Onestà». Di Maio governa col do ut des. È molto riconoscente con chi gli riferisce pettegolezzi interni al Movimento. «Racconta una storia interna al Rampollo e raggiungerai il paradiso per sempre entrando nelle sue grazie».
Lady Di Maio e il cappellino
Dopo il flop del M5S alle Europee, in una riunione dei parlamentari Silvia Virgulti, fidanzata di Di Maio, dice: «Le elezioni le abbiamo perse per il look lugubre di Casaleggio con il suo cappellino (Casaleggio era malato di tumore, ndr)». Gelo tra i presenti. Poco dopo un deputato va a complimentarsi con la Virgulti. È Di Battista.
La Raggi costruita in laboratorio
A Grillo non interessava Roma: «Se la tenessero...» dice di fronte a molti testimoni. Il candidato nel 2016 viene deciso da Casaleggio, con una telefonata alla Raggi: «Abbiamo pensato a te per la candidatura a sindaco di Roma. Te la senti?». Viene deciso che Daniele Frongia sarà il vicesindaco. E così avviene. «È la democrazia diretta. Nel senso che è diretta da Milano».
Un controllo sui voti on line? «Col caxxo»
Quando viene chiesto a Casaleggio di far verificare le votazioni online del M5S da un ente terzo, la sua risposta è: «Col cazzo che faccio entrare una società estranea nel mio database».
 
Selezione  - P. Guzzanti, 04/08/17
RA N.392/070817
 
Nella sua recente intervista a Repubblica Giorgio Napolitano dà prova della sua storica spudoratezza, che coincide con la spudoratezza della storia e delle sue manipolazioni.
 
L'ex capo dello Stato è uno che, per attitudine e antico addestramento, conosce l'arte di colpire e poi scappare a gambe levate. Un'abilità che, in parte, gli viene dalle antiche guerre intellettuali dei Gruppi universitari fascisti, i cui più abili campioni come Ingrao - passarono poi armi e bagagli nel Pci di Togliatti, e poi, naturalmente, dalla doppiezza staliniana, togliattiana e di tutto l'apparato di cui è stato un leader particolarmente eminente perché considerato elegante e con una infarinatura di inglese quando i comunisti studiavano il russo e i più pessimisti il cinese.
Con Palmiro Togliatti, detto non a caso il Migliore, Napolitano commise delitti riconosciuti con elegante disincanto, per poi fondare molti anni dopo la morte di Togliatti la corrente interna dei «miglioristi», come dire degli allievi più scaltri del vecchio capo. L'ha fatto sempre colpendo e poi scappando a gambe levate, ma con un'espressione timidamente dubbiosa, come a dire «Chi? Io?». Negare e minimizzare sono stati raffinati al livello di arti marziali, per quel tipo di intellettualità del vecchio Pci. Nel 1956, quando il Partito comunista italiano era una potenza ideologica, Togliatti, spalleggiato da Napolitano e dal cinese Mao Zedong, costrinse la riluttante Unione Sovietica a schiacciare con le divisioni corazzate gli inermi insorti di Budapest che manifestavano contro il Partito comunista chiedendo libertà e democrazia. Ieri Napolitano ha preteso di far credere che l'operazione militare neocoloniale franco-inglese scatenata sotto le intrepide bandiere dell'Onu contro la Libia di Muammar Gheddafi nel 2011 fu una nobilissima guerra perché combattuta in nome della stessa libertà e democrazia contro cui aveva chiesto l'intervento dei carri armati russi a Budapest. Naturalmente gli ungheresi fatti uccidere da Napolitano, Togliatti, Mao Zedong e Nikita Krusciov sapevano che cosa fossero libertà e democrazia, mentre i libici, così come i siriani, gli egiziani, i libanesi e gli arabi musulmani in genere, non ne avevano mai avuto idea politica e pratica.
Napolitano sa oggi, come sapeva ieri, che Gheddafi era un dittatore come tutti gli altri nell'area, ma era diventato uno strumento importante e funzionale della politica estera italiana di Silvio Berlusconi, il quale era riuscito ad ottenere il controllo navale delle coste libiche e il blocco dei flussi migratori oggi incontrollabili. Gheddafi era un elemento di successo personale di Berlusconi e anche per questo era, per tutto il fronte nazionale e internazionale che ne voleva la fine politica, l'uomo da abbattere e far abbattere, anche per procura. Nessuna traccia di tutto ciò nella smemorata e autorevole intervista.
Napolitano sa bene, per esempio, che quando Gheddafi fu prima violentato dal suo carnefice e poi macellato come una bestia, in Italia si assisté a un'ondata razzista con manifestazioni che invocavano per il capo del governo italiano la stessa sorte. Fu, quello, uno dei momenti più sudici della nostra storia. Ma, mentre i fatti accadevano, Napolitano ritirava la mano e oggi si mostra indaffarato e formale, uno che ha bisogno delle carte geografiche e dei verbali per ricordare.
L'ex presidente elenca, fra le nobili cause del catastrofico intervento in Libia che ha distrutto gli equilibri nel Mediterraneo, la difesa delle «Primavere arabe» che si sono tutte concluse in democratici bagni di sangue. Come dargli torto? Dal 1956 Napolitano è un esperto del giusto rapporto che corre fra libertà, democrazia e interventi militari. Del resto, dopo essere stato uno dei raffinati stalinisti, fuggì a destra nel Pci, formando una corrente filoamericana apprezzata dal segretario di Stato statunitense Kissinger, detta dei «miglioristi», aggettivo togliattiano, presentata come creatura specialista nel colpire, negare e fuggire. Per poi auto-assolversi.
L'ex presidente della Repubblica con eterno piglio giovanile si nasconde dietro le verità a geometria variabile quando simula oggi di aver preso le distanze dalla «decisione unilaterale» di Sarkozy quando attaccò la Libia per sottrarla all'influenza italiana e lanciare un siluro contro Berlusconi, che era riuscito a sigillare le coste e impedire che l'intera Africa cominciasse il suo sbarco a puntate sulle coste italiane.
Sarkò attaccò con rabbia napoleonica e per odio trasparente verso il presidente del Consiglio italiano, ultimo eletto, come dimostrano le famose foto sghignazzanti nei confronti del premier italiano. Del resto, la chiarissima operazione per liquidare per via antiparlamentare Berlusconi un vero colpo di Stato contemplava la necessità di una coalizione interna, di una coalizione estera e un'operazione militare brigantesca che si concludesse con il sacrificio umano del dittatore libico, colpevole di essere uno strumento vincente di Berlusconi che, grazie a lui, aveva sigillato le coste libiche agli scafisti e ai trafficanti di uomini.
Oggi fa veramente impressione vedere la questione umanitaria dei libici sotto la tirannia di Gheddafi spacciata come motivazione morale di una partita losca, sanguinaria e diretta contro gli interessi italiani. Giorgio Napolitano si adoperò in tutti i modi, molto discutibili se non illeciti, per abbattere l'ultimo capo del governo che gli italiani abbiano potuto eleggere a Palazzo Chigi.
 
Selezione - A. Sallusti 010817
RA N.391/030817

O-ng = gruppo organizzato di persone che negano principi, regole e procedure relative al governo di un fenomeno che riguarda la collettività.
 
 
L'incontro tra il governo e le Ong che operano nel salvataggio in mare dei clandestini si è concluso con un sostanziale fallimento.
La maggior parte delle organizzazioni non governative o non si è presentata o non ha accettato - prima fra tutte «Medici senza frontiere» - le nuove condizioni per poter continuare gli interventi. E cioè: polizia armata a bordo per identificare i profughi, obbligo di rendere tracciabili rotte e posizioni, divieto di contattare gli scafisti e trasparenza nei finanziamenti che ricevono.
Un passo indietro: da quando le Ong hanno preso il comando dei soccorsi, il traffico di essere umani è aumentato a dismisura perché di fatto è come se fosse stato istituito un servizio taxi. Al punto che alcune procure sospettano (e indagano) che tra soccorritori e scafisti ci siano taciti accordi, veri e propri appuntamenti in mare aperto con destinazione successiva sempre e solo, come noto, un porto italiano.
Ognuno fa il suo lavoro, non commento i codici etici di «Medici senza frontiere», organizzazione privata impegnata in molti fronti caldi del mondo. Ma proprio perché ognuno fa il suo lavoro anche uno Stato e un governo - che hanno più titoli della migliore associazione di volontariato - devono fare il loro. Porre regole, che peraltro appaiono di assoluto buonsenso, non vuol dire impedire la solidarietà ma tutelare, oltre che i finanziatori delle Ong, l'intera collettività. Noi siamo grati al lavoro di questi signori, ma non è che loro possono decidere sulla nostra sicurezza nazionale. Semmai è sospetto chi rifiuta di farsi controllare, di rendere trasparente il proprio operato. Ci sono di mezzo vite umane ma anche grandi farabutti (gli scafisti) e una montagna di soldi: quelli che incassano le mafie e quelli che spendiamo noi per fare fronte all'emergenza.
Non è il momento, per le Ong, di fare i primi della classe o gli schizzinosi. I medici non hanno frontiere, gli Stati sì e bene fanno a controllarle.
 

Selezione - G. Locati 090717
RA N.390/160717

GLAXO è una multinazionale con sede in Inghilterra operante nel settore farmaceutico, biologico e sanitario – Glaxo, Renzi, Lorenzin … Una storia molto sporca.

Alla fine sarete ricordati anche per il decreto vaccini.
Quella longa manus sui bambini, i neonati italiani – unici al mondo – vanno costretti a 10 vaccini in una formulazione mai testata prima: esavalente più tetravalente. Chi paga però è esonerato. C’è l’allarme morbillo e voi, invece di ripristinare l’unico vaccino che dava immunità duratura, il monovalente, andate giù pesante: antimorbillo, antivaricella, antirosolia e antiparotite. Quando l’antivaricella, fino all’altro ieri, veniva sconsigliata da tutti i pediatri. Dell’ultimo poker di vaccini made in Glaxo, Aifa scrive che aumenta il rischio di convulsioni. Inutile interrogarsi su un obbligo che decade con una mancia da 3.500 euro; inutile chiederne le ragioni “scientifiche” alle autorità che avete messo in prima linea. Chi fa domande è anti vax, gente rozza e fanatica che se organizza una manifestazione “le reti pubbliche non ne devono parlare”.
Siete nati come partito del popolo.
Un popolo che non avete mai ascoltato e che prendete a bastonate. A Pesaro hanno protestato in migliaia. Un fiume di famiglie, 40mila secondo la questura, hanno affollato il parco Miralfiore per chiedere l’attenzione del Parlamento. No al decreto vaccini così formulato! No all’obbligo di 10 vaccini! No alla esclusione dalle scuole!
Cosa non torna.
“C’è l’allarme morbillo. E poi ci sono stati due morti per colpa vostra, di chi non vaccina” avete accusato le famiglie italiane. Ammettiamo che sia così. Che si voglia ignorare che quegli sfortunati bambini erano già malati e avevano un sistema immunitario compromesso; che si voglia trascurare che da sempre il morbillo si presenta periodicamente anche con popolazioni più vaccinate della nostra (vedi dati ISS, anni 2010 e 2011): cosa c’entrano gli altri 9 vaccini?
Se foste in buona fede mettereste a disposizione il vaccino anti morbillo singolo. E se vi importasse davvero della nostra salute, mettereste a disposizione anche quello contro la rosolia, per evitare che le donne adulte che cercano un figlio facciano il quadrivalente (!)
Avete usato i bambini morti come bandiera, colpevolizzato i fratellini, senza chiedere nemmeno scusa.
Avete sproloquiato dell’immunità di gregge: “Vaccini contro tetano, difterite, poliomielite e pertosse non danno immunità di gregge ma protezione individuale” spiega l’infettivologo Fabio Franchi a Radio Libera. E il pediatra Alberto Villani ammette che è vero (!) ma conviene lo stesso vaccinarsi il più possibile, perché “chi lo fa rischia meno di ammalarsi”. Ma il testo non doveva essere urgente e coercitivo per proteggere gli altri, gli immunodepressi?
Siete nati per difendere i diritti del popolo dai potenti.
E ora obbligate l’Italia a un decreto voluto dalla Glaxo, senza nemmeno il pudore di nasconderne la regia. “È stato tutto merito suo” il garrulo annuncio della ministra alla presentazione a reti unificate. Mentre indicava Ranieri Guerra, dal curriculum poderoso quando imbarazzante.
L’imbarazzo pesa: Ranieri Guerra è consigliere della Fondazione Glaxo.
Cosa succederà.
Nonostante tutto ciò, in Senato, nei prossimi giorni, grazie ad alleanze di comodo, potreste ottenere la fiducia (data per certa alla Camera). È un testo anticostituzionale e passerà senza limiti e pudore. Qualcuno di voi esulterà; qualcuno affiderà alla rete i suoi commenti volgari; qualcun altro trascorrerà l’estate a Capalbio fregandosene del caos che da settembre travolgerà scuole, Asl e tribunali. Tutto un gran rumore inutile, perché in Italia, “tranne a Scampia” (come ha ammesso mesi fa la vice sindaco di Milano) ci siamo sempre vaccinati. E pensare che l’unica cosa che avreste dovuto spiegare agli italiani, mettendola al centro delle audizioni parlamentari, è che siamo stati scelti come capofila per le strategie vaccinali nel mondo.
Alla fine, prima o poi, ve ne andrete: “Se ne sono andati tutti, anche i peggiori” diceva la mia nonna. Bye, bye PD.