Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione - A. Sallusti, 220618
N.429/2206188

Santoro e Vauro vogliono far arrestare il ministro dell'Interno. Saviano: «Salvini buffone malavitoso»  – Sono kompagni … pidocchi rinnovati.

Come le vecchie glorie, scendono in campo, imbolsiti dall'età e dalla pancia, convinti di poter rivivere i tempi che furono, stupire ed emozionare le folle. La formazione è quella nota: Michele Santoro, Vauro e Roberto Saviano. Il trio di punta dell'antiberlusconismo militante torna in campo contro Matteo Salvini sperando di ripetere i fasti e soprattutto i fatturati della guerra che fu contro il Cavaliere e che li ha visti sconfitti e beffati. Pensavano di sostituire Berlusconi, a seconda dei momenti, con la Boldrini, Di Pietro, Ingroia o qualche altro dei loro amici manettari moralisti un tanto al chilo e si sono ritrovati con Matteo Salvini tra i piedi. Per loro è più di una punizione divina, è subire la legge del contrappasso.
Nel giorno in cui il bulletto dell'Eliseo Macron torna a insultare l'Italia e i «populisti lebbra d'Europa», spuntano anche tutti gli odiatori di casa nostra. Saviano è uscito dal suo letargo e dà di matto tutti i giorni: l'altro ieri ha rivolto un appello a giornali e tv ad oscurare le esternazioni del ministro dell'Interno, ieri lo ha definito un mafioso. Michele Santoro, reduce dal flop del suo ultimo programma televisivo, ha mandato una lettera - firmata anche dal sodale Vauro - alle più alte cariche dello Stato e della magistratura chiedendo l'arresto di Matteo Salvini per alto tradimento della Costituzione.
Non sono lontani i tempi in cui questi signori spadroneggiavano sulle tv pubbliche pensando di essere la voce degli italiani. Oggi fanno solo tristezza, quasi tenerezza, come quel soldato giapponese che nella giungla continuò per anni, dopo la resa dell'imperatore, a combattere una guerra a quel punto privata contro gli americani.
Cari Santoro e Vauro, uscite dalla macchia e arrendetevi, sarete trattati con il rispetto che si deve ai reduci. Gli italiani hanno deciso a stragrande maggioranza che Matteo Salvini e pure Silvio Berlusconi sono migliori di voi, più democratici, più affidabili. La Costituzione è stata pensata e scritta per mettere un argine alle vostre idee, figlie della tragedia assassina del comunismo, non alle loro che ruotano attorno ai due concetti di libertà e legalità. L'arroganza tipica della mafia non è nelle parole di Salvini, ma nelle vostre violente dichiarazioni contro il ministro degli Interni, simili a quelle fatte ieri l'altro dai Casamonica, una famiglia che di mafia se ne intende. Speriamo sia solo un caso e non l'inizio di una nuova alleanza tra pensatori chic e delinquenti, come ai tempi avvenne con Ciancimino junior e Spatuzza per infangare Berlusconi in diretta tv.

M.Seminerio - Economia & Mercato, 060618
N.428/1206188

C’è un’interpretazione benigna, da parte di molti analisti ed osservatori, circa l’azione del governo gialloverde.

E cioè che, per manifesta assenza di risorse ed altri vincoli di realtà, i nostri eroi si limiteranno a qualche mossa simbolica per contentare il popolino, tipo colpire i vitalizi o altre cose più spettacolari tipo contrasto all’immigrazione e nuovi e maggiori vincoli alle Ong che operano nel Mediterraneo. Al netto di ciò, argomentano gli ottimisti, non dovrebbero esserci grossi sommovimenti a livello di conti pubblici, in attesa di scavallare le elezioni europee del prossimo anno con nuove mirabolanti promesse. Io non sarei così ottimista.
Intanto, non dovrebbe sfuggire che, dentro questa maggioranza e tra quelli che sono considerabili suoi fiancheggiatori esterni, è molto radicata l’intenzione di arrivare ad un durissimo showdown (scontro) con la Ue. Non passa giorno senza che escano dichiarazioni incendiarie da parte di figure di seconda fila che aspirano a diventare di prima, mentre il marziale ministro Paolo Savona non deflette dalla sua posizione, in un “quasi silenzio” assai eloquente.
Fuori dal Palazzo, ormai preso dai Cittadini e dai mandatari ed avvocati del Popolo, operano assiduamente da tempo personaggi che hanno al contempo sovraesposizione mediatica ma anche continua azione di briefing (dare direttive), brainstorming (assalto mentale) e brainwashing (lavaggio del cervello) di politici bisognosi di essere alfabetizzati all’economia, le truppe di ordinati soldatini ai quali fornire le tesi da ripetere a pappagallo su quanto è opportuno avere il leggendario Piano B, che hanno tutti in Europa e che consentirebbe, secondo loro, di rafforzare la nostra posizione negoziale.
Questi personaggi sono convinti di essere lo strumento della Storia, quello che porterà il Popolo d’Italia a guadare il Mar Rosso dell’euro. Alcuni tra loro hanno ben chiaro che la Storia e la rivoluzione non sono pranzi di gala ma sono punteggiati di macerie e sangue. In questa loro farneticazione demiurgica, in alcuni casi esplicitata, essi sanno che il nostro paese non ha alcuna leva negoziale o ricattatoria verso gli altri partner europei, e sono quindi disposti a fare accadere l’irreparabile. Le rassicurazioni di maniera sulla permanenza nell’euro le lasciano ad altri, loro puntano all’Incidente.
E lentamente ma inesorabilmente l’Incidente sta costruendosi, sotto forma di spread in aumento. La permanenza o l’ulteriore aumento di questi livelli di rendimenti, tra qualche settimana, si trasmetteranno all’intera struttura del costo del denaro in Italia, esercitando un impulso recessivo. Al manifestarsi del quale il governo, impegnato nella parte programmatica del Def e nella legge di bilancio per il 2019, rilancerà chiedendo ulteriore ed accresciuto deficit, giustificandolo con la peggiorata congiuntura.
Questo è il primo passaggio, consapevole o meno che sia: chiedere più deficit e persino l’intervento a copertura della Bce, a sostegno del nostro debito. E pazienza che la Bce stia avviandosi al calendario di uscita dal QE, anzi: chi ha in mente il “Piano B” non vede l’ora che arrivi quel momento, per rafforzare le condizioni di conflitto. Da lì in avanti seguirebbe emissione di debito di piccolo taglio, creazione di circolazione monetaria parallela, controlli sui capitali.
La cosa più tragica è che queste pulsioni suicide troveranno dall’altra parte il polso fermissimo di chi attende che l’Italia si disintegri per salvarla con prestiti straordinari e comprarla a prezzo di stralcio, oltre che una nutrita schiera di oltranzisti che da sempre guardano al nostro paese con non dissimulato razzismo e che vedono questo suicidio italiano come l’opportunità della vita.
Solo questione di tempo, comunque: anche se quello che ho descritto qui non dovesse realizzarsi, e cioè se il nucleo neppure troppo occulto di demiurghi sfascisti dovesse essere neutralizzato, questo è un esecutivo che aspira a riprodurre in grande l’esperienza della giunta Raggi a Roma: incompetenza ed immobilismo. Ma se il default di Roma è da tempo occultato e rinviato sinora senza difficoltà proibitive, la disgregazione economica dell’Italia non avrà la stessa benevola sorte, essendo quotidianamente sottoposti al giudizio di chi compra il nostro debito pubblico, italiani inclusi. E l’aumento del costo del nostro debito sta già mettendo radici, che in autunno daranno l’Italia come il primo paese europeo ad essere prossimo alla ricaduta in recessione. Preparatevi all’impatto.

Selezione - Opinioni next, 020618
N.427/0306188

Su Repubblica Francesco Merlo racconta il giorno del giuramento del nuovo governo nato sulle macerie della messa in stato d’accusa del presidente e delle promesse di nessun compromesso per salvaguardare la purezza del grillismo e l’unità del centrodestra.
Nella foto di gruppo, che è la memoria di ogni festa, torna in primo piano il volto paffutello e gli occhiali appesi al collo di quel professore. Nella foto Savona occupa il posto dell’Homo Sapiens, che pensa di saperla più lunga di Mattarella che ha la mite intransigenza dell’Homo Erectus. Salvini è invece l’Homo Habilis, il terrone padano che ha intortato il terrone napoletano.
Savona è per Salvini quel che Miglio fu per Bossi, la corda pazza dell’Accademia, dei libri e della scienza. Gli hanno dato le Politiche comunitarie ma Salvini gli ripete che sarà lui il vero ministro dell’economia: ha l’autorità che non ha nessuno, certamente non il presidente del Consiglio che, disseppellito e risorto, rimane una figura drammatica perché presto sarà costretto a scegliere tra i troppi duellanti (i suoi due vice innanzitutto, di cui non potrà per sempre fare il vice). Come sempre, la foto di gruppo ci dà il senso di tutto in un istante: è l’interminabile brontolio razzista, l’isteria dell’ordine e della spazzatura umana che ingombra le strade, la lotta contro i poveri, i disgraziati, i vagabondi, l’Islam, i gay, i miserabili, i clochard, i Rom. È per questo che hanno giurato, gli spergiuri.

Il Giornale di Sallusti, quotidiano dall’orientamento completamente diverso da Repubblica, ha lo stesso taglio in apertura.
Non ci mettiamo la mano sul fuoco non per sfiducia pregiudiziale ma perché è innegabile che si è arrivati a ieri attraverso una serie di spergiuri nei confronti degli elettori ai quali – scommettiamo – si aggiungeranno quelli sugli impegni presi e sottoscritti solennemente nel contratto di governo tra Cinquestelle e Lega. Qui non c’entra la Costituzione ma l’affidabilità, la serietà e la lealtà dei personaggi in campo. Sarebbe banale ricordare che Di Maio e Salvini avevano giurato «mai insieme»; che Di Maio aveva ridicolizzato la flat tax e viceversa Salvini aveva giurato sul «mai reddito di cittadinanza» spreco di Stato.
Sarebbe facile ripescare le battute ferocemente antieuropeiste dei due leader ora rassicuranti sulla tenuta dei patti monetari e politici; o ricordare a Salvini che prima del voto voleva portare Berlusconi dal notaio per certificare e blindare a futura memoria l’indissolubilità dell’unità del centrodestra. Sarebbe un gioco da ragazzi far notare che i membri del governo hanno giurato nelle mani di un presidente al quale fino a poche ore fa davano dello spergiuro, con tanto di richiesta di messa sotto accusa.

Selezione blog - G. Rossi, 180518
N.426/310518

Pensavamo che dopo Napolitano la storia ci avrebbe risparmiato lo spettacolo di un altro Presidente della Repubblica opposto alla volontà popolare. Con Mattarella siamo arrivati ad uno stadio di evoluzione successivo della fine della nostra sovranità: Napolitano aveva abbattuto un governo legittimo; Mattarella ha impedito che nascesse.I tre errori voluti - In realtà tutto l’operato di Mattarella, durante questa crisi, è stato finalizzato ad impedire che un governo legittimo potesse operare con sovranità piena nel nostro Paese. Tre sono gli “errori” che il Presidente della Repubblica ha compiuto nell’atto delle sue funzioni.
1) Legge elettorale
L’approvazione senza colpo ferire una legge elettorale voluta dal Pd (ormai minoritario nel Paese) per bloccare un futuro governo, e votata anche dal centrodestra (escluso Fratelli d’Italia) per poter tornare il prima possibile al voto; una legge elettorale studiata apposta affinché l’Italia non potesse avere un governo con maggioranza solida e sicura. In questo caso Mattarella è stato un perfetto “parlamentarista” di un Parlamento a maggioranza Pd. Una legge che lui ha firmato senza neanche sentire il bisogno d’inserire una lettera di raccomandazione sul suo uso, come spesso hanno fatto i Presidenti della Repubblica.
2) No Centrodestra
Il rifiuto ostinato di dare l’incarico di governo (anche solo di tipo esplorativo) a Matteo Salvini, leader della coalizione che aveva vinto le elezioni. Un atto di incomprensibile chiusura che ha mostrato la preclusione di tipo ideologico e politico verso la parte maggioritaria in Italia.
3) Caso Savona
Un arroccamento incomprensibile contro uno degli economisti più prestigiosi del nostro Paese; un uomo che già era stato ministro nel 1993 durante il governo Ciampi, ma che Mattarella ha respinto solo perché “sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro” come lo stesso Presidente ha dichiarato; affermazione gravissima perché non tiene conto che la linea politica di un governo è collegiale e non la decide un ministro. E soprattutto perché non è compito di un Presidente ma del Parlamento giudicare l’esecutività di un ministro.
In altre parole Mattarella ha trasformato una Repubblica parlamentare in una Repubblica presidenziale senza alcuna riforma della Costituzione. Un atto che se non è un colpo di Stato, è sicuramente una violazione spaventosa.
Bye bye sovranità - Mattarella con il suo gesto ha reso esplicita anche un’altra cosa: che in questo Paese è possibile mettere in dubbio tutto, persino la Costituzione, ma non si può mettere in dubbio l’Euro, pena l’esclusione dal consesso democratico. Questa è una porta aperta alla fine della democrazia, un attacco al pluralismo delle idee, un affronto alla libertà di pensiero e al rispetto delle volontà popolari … Oggi è più che mai chiaro che il nostro è un Paese a sovranità limitata. La democrazia rappresentativa e parlamentare si scontra con gli interessi dell’elite e con il tentativo di svuotare ogni diritto di un popolo di scegliersi da chi farsi governare.
Lo spirito dei Padri fondatori dell’Europa oggi non è minacciato dai cattivi populisti ma da chi sta liquidando la democrazia.