Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione - A. Signorini, 270218
N.417/010318

Nicola Rossi, economista del Pd: «La mia sinistra sbaglia, la flat tax funziona e aiuterà i più deboli. La riforma premia i redditi da lavoro e non le rendite».

La flat tax resta l'unica ricetta in grado di fare diventare il sistema fiscale italiano un po' più giusto. A vantaggio di tutti, ma in particolare di chi ha un reddito medio basso. Non solo. Il sistema ad aliquota fissa è in grado di realizzare quello che la sinistra predica da anni ma non realizza: premiare i redditi da lavoro rispetto alle rendite.
Forza Italia e il centrodestra hanno imposto la flat tax come tema cardine della campagna elettorale. Inevitabili, visto il momento, obiezioni e critiche feroci. Che Nicola Rossi, economista, presidente dell'Istituto Bruno Leoni ed ex parlamentare del Pd, bolla come false. A partire da quella secondo la quale la flat-tax non è progressiva.
La spiegazione, la combinazione di una quota esente fissa e di una aliquota proporzionale crea una imposta progressiva. In altre parole: se la quota esente (no-tax-area) è fissata a 12.000 euro e la aliquota unica al 23%, «fino a 12.000 euro di reddito annuo non si pagano tasse, a 13.000 euro si paga l'imposta su mille euro. L'imposta netta è di 230 euro, pari al 1,8% del totale. Se si guadagnano 20.000 euro, l'aliquota del 23 per cento si paga su 8.000 euro. Sono 1.840 euro, pari a una tassazione del 9,2%».
Tra i miti da sfatare, quello che la flat-tax sia un regalo per i redditi elevati. «Il vero regalo ai ricchi – spiega Rossi – è il sistema attuale. I ricchi solitamente hanno redditi da capitale, non da lavoro. Per tutte queste fonti di reddito ci sono già oggi aliquote molto vicine a quelle ipotizzate per la flat tax, più basse di quelle che gravano sui redditi. Il sistema attuale è un paradiso per le persone più abbienti, anche perché molte detrazioni, deduzioni, bonus e trattamenti di favore sono utilizzati soprattutto dai ricchi. Dubito che nei quartieri più poveri si utilizzi il bonus giardini, si scarichino le spese per il veterinario o la palestra». Insomma, la flat tax ci costringe a ripensare l'equità fiscale. «Rende uguale l'aliquota su tutti i redditi, sia da lavoro sia da capitale».
Altra obiezione classica: non è mai stata adottata nei paesi europei. «Poco fondata - assicura Rossi - perché la tendenza è comunque a ridurre le aliquote perché la globalizzazione sta smaterializzando le basi imponibile. Conviene iniziare subito a ragionare su un sistema fiscale diverso». Comunque, «sappiamo già che, ovunque è stata adottata, ha migliorato il rapporto tra contribuenti e fisco».
Le tasse «non si pagano mai volentieri, ma si pagano con meno riluttanza se sono trasparenti. Il nostro sistema attuale è straordinariamente complicato e soprattutto molto opaco. Non so perché devo pagare, ma ho la certezza che per il mio vicino valgano regole diverse dalle mie, per ragioni che non capisco».
Sulle coperture non ci sono dubbi. «Occorre andare con i piedi di piombo vista la situazione delle finanze italiane. La flat-tax dovrà essere coperta adeguatamente. Se spunteranno soldi in più in termini di gettito, si potranno ridurre ulteriormente le aliquote».
Sicuramente andranno sforbiciate le tax expenditures, cioè le spese fiscali. Ma non molto, «altrimenti non si riduce la pressione fiscale». Ma servirà anche un'altra spending review. Rossi fa cifre molto simili a quelle calcolate da Forza Italia. Almeno 27 miliardi di revisione della spesa. «Mi limito a rilevare che tra il 2014 e il 2016 la spesa è stata ridotta di 30 miliardi, che purtroppo sono stati buttati in tante piccole cose che non hanno lasciato alcun segno nell'economia». Sarebbe stato meglio ridurre la pressione fiscale di un paio di punti. Se si mettessero in campo tagli alla spesa simili, questa volta destinando le risorse liberate esclusivamente alla flat tax, «riusciremo a consegnare al Paese un sistema più trasparente e più equo, dando ai cittadini il segnale di un cambio di passo».

Selezione - A Sallusti, 240218
N.416/260218

Paese alla deriva … aggravato dalla tassazione smisurata e dall’immigrazione clandestina.

Le promesse elettorali hanno un loro fondamento. Assomigliano agli impegni che i bambini scrivono sulle letterine a Babbo Natale. Come i bambini, può essere che i partiti si impegnino in cose superiori alle loro forze e possibilità, ma non per questo dobbiamo cestinare e liquidare i loro programmi. Consiglio invece di studiarli, pur nella loro versione di sintesi, perché al di là di una promessa più o meno facile da mantenere indicano una strada, e non mi sembra tempo perso capire se quella strada è la via che fa per noi.
Per esempio. Quando la Bonino dice di volere una sanatoria per tutti i cinquecentomila immigrati clandestini (molti dei quali criminali comuni in fuga dalle carceri libiche, tunisine e nigeriane), significa che un voto dato al suo partito – e alla sua coalizione guidata dal Partito democratico – è un voto per continuare nella politica delle porte aperte in entrata, indipendentemente dal fatto se ci sarà o no sanatoria.
Viceversa se Berlusconi dice che i clandestini li vuole rimpatriare tutti, sappiamo a prescindere dalla fattibilità tecnica che con lui al governo nei prossimi cinque anni le porte dell'Italia saranno aperte solo in uscita.
Altro esempio. Proponendo la flat tax, il centrodestra si impegna solennemente a ridurre drasticamente e velocemente la pressione fiscale.
Mentre al contrario i programmi economici dei grillini e della sinistra puntano, con sfumature diverse, sulla sponda opposta: quella delle patrimoniali (aumento della tassazione), scelta del tutto priva di legame logico.
Su quest'ultimo tema bisogna uscire dagli equivoci. La comunità scientifica degli economisti non è diversa da quella politica: dipende da che parte stanno. Ci sono autorevoli (e numerosi) studiosi che sostengono la fattibilità della flat tax ed altri che la demonizzano. La scelta della strada da prendere non spetta a loro, né a opinionisti di parte, ma unicamente a chi avrà il compito di governare.
Le promesse elettorali non sono quindi il libro dei sogni, ma quello delle intenzioni, una bussola per orientare il voto in un senso o nell'altro. Non si vota contro qualcuno (tanto più contro i propri interessi), si deve votare per qualcosa. Abbiamo sette giorni per studiare, capire, scegliere. Non perdiamo l'occasione.

Selezione - M. Seminerio/Phastidio, 130218
N.415/140218

Il caso rimborsopoli sta scuotendo il M5S ed ha aperto l’immancabile dibattito polarizzante e molto italiano su responsabilità ed esimenti morali e politiche. Mi pare che i termini della questione siano altri, ma non per fare il solito italianissimo benaltrismo.

La vicenda è ormai nota, si tratta di un caso di furbate individuali, rese possibili da sistemi di controllo interno del tutto inesistenti, oltre che evidentemente dalla tradizionale divaricazione tra predicazione e razzolamento, che in questo paese è sport nazionale. Le responsabilità penali sono e restano personali.
Il processo di selezione del personale politico è altro discorso, che a sua volta si alimenta della cultura profonda del paese. Il problema del M5S è quello di essere lo specchio deformante e deformato di una società che si è smarrita da molto tempo, e che ad intervalli regolari crede di aver trovato la scorciatoia per risorgere dalle proprie macerie, ma finisce a produrne altre. Per far questo, si trova qualcuno o qualcosa che possa rappresentare la diversità e si finisce con l’intrupparsi in un approccio fideistico che, in quanto tale, è del tutto irrazionale.
Quando poi la realtà inizia a prenderti a ceffoni, la reazione è pavloviana: invocare le attenuanti, strepitare … e gli altri, allora? Tutto molto stucchevole e prevedibile. Nel caso del M5S c’è anche altro, di più serio. Ed è la condizione di un’organizzazione politica che, nella migliore delle ipotesi e degli esiti, potrebbe avere lo stesso approccio volenteroso di una lista civica da assemblea di condominio e nella peggiore quella di diventare un veicolo di potere per un gruppo di controllo assai poco trasparente, oltre che per il crescente numero di italiani convinti che la strada per sbarcare il lunario, e bene, sia quella di “fare politica”.
Il M5S ha un programma elettorale che definire tale è un insulto alla già non elevata intelligenza dell’elettore mediano italiano. Un programma che affoga nelle incoerenze e nelle inverosimiglianze, o più propriamente nella infattibilità. Un programma che, se attuato anche solo nelle prime fasi, causerebbe un attacco speculativo senza precedenti al paese.
Non che i programmi elettorali altrui siano migliori, ma quello pentastellato è costruito scientificamente come sommatoria di assurdità. Non è che si possa chiedere agli italiani di essere economisti, sia chiaro. Molti schiumano rabbia per la loro condizione lavorativa ed economica ed il desiderio di avere un “angelo vendicatore” è umanamente comprensibile, anche se le conseguenze delle scelte del “popolo sovrano” si schiantano dapprima sugli strati più vulnerabili del medesimo.
Ad esempio, prendete questo commento del candidato premier Luigi Di Maio – “Sul Sud dobbiamo avviare un grande piano intorno all’auto elettrica per dare nuovi posti di lavoro. Penso che con un milione di auto elettriche entro il 2020 potremmo far ripartire subito gli stabilimenti del Sud”. Così Luigi Di Maio, a Napoli. “Vogliamo creare un nuovo piano energetico nazionale che prevede un milione di auto elettriche nei prossimi anni”, ha aggiunto. (Ansa, 12 febbraio 2018)
Un milione di auto elettriche. In Italia. Entro il 2020. Voi capite perché prendere sul serio questa gente è pressoché impossibile? Oppure, prendete l’ultimo flusso di coscienza del “garante”, Beppe Grillo, sulla produttività e la riduzione di orario di lavoro. Le cose che di solito fanno salivare i radical chic frequentatori più di salotti che di aziende italiane. Una spiegazione didattica: quello di Grillo è un momento di arte comica.
Il peggio ha 5S perché i Cinquestelle sono strutturalmente incapaci di controllare alcunché, dai server di Rousseau ai rimborsi dei propri eletti. Perfetto pedigree per dare a degli incompetenti inutili la chance di guidare questo paese. Non c’è fine al peggio, sempre della serie … e gli altri allora?

Selezione blog - G. Rossi, 030218
N.414/060218

La zucca nera è un criminale nigeriano, la zucca rossa è un idiota italiano.

Zucca nera – Fa lo spacciatore, a volte il ladro e forse anche l’assassino e il macellaio sui corpi di povere ragazze.
Zucca rossa – Fa il politico di sinistra, l’intellettuale impegnato, il volontario delle Ong con i soldi di Soros, il fighetto radical-chic con il culo degli altri.
Zucca nera – È un immigrato irregolare con precedenti penali che gira libero per le nostre città a spacciare e a delinquere come se niente fosse.
Zucca rossa – È un italiano regolare a cui dell’Italia non frega nulla ma grazie alle sue idee sballate, alla sua ipocrisia pelosa, ci sta riempiendo di rifiuti umani che vengono a distruggere la nostra già difficile convivenza civile.
Zucca nera – È il nigeriano scappato dal suo Paese a causa della guerra, ci dicono. Ma da che mondo è mondo dalle guerre scappano le donne e i bambini mentre lui è un uomo di 28 anni. E francamente è strana questa immigrazione che porta in Europa masse di giovani sani di corpo e di mente e lascia sotto le bombe e le persecuzioni i più indifesi.
Zucca rossa – Vive da sempre qui, gode della libertà e della sicurezza che gli sono garantiti ed è così stupido da convincersi che facendo entrare tutti, lui faccia il bene di queste persone e di se stesso, mentre fa solo il bene dell’élite globalista che pilota questo esodo di nuovi schiavi.
Zucca nera – Il nigeriano, quello che si traveste da profugo, da povero, da diseredato, è solo uno schifoso delinquente che si approfitta della possibilità che noi diamo a lui per farsi manovalanza delle organizzazioni criminali, in cambio di facili guadagni.
Zucca rossa – Il buonista, quello che si veste di solidarietà, è solo uno schifoso schiavista, uno di quelli che è convinto che gli immigrati ci pagheranno le pensioni o che è meglio farli entrare tutti così li mettiamo a raccogliere i pomodori come dice Emma Bonino (e questo solo perché in Italia non coltiviamo cotone come nella Virginia del XIX secolo).
Zucca nera – Non è solo il nigeriano ... È anche il tunisino, il marocchino, il bosniaco, insomma è tutti quelli che chiamiamo clandestini e che una volta in Italia si mettono a rubare, stuprare, spacciare, assassinare, rafforzando la già folta fauna di delinquenti nativi.
Zucca rossa – Non è solo il buonista … È anche l’antirazzista, il progressista, il catto-comunista, l’umanitarista, il prete arcobaleno, la femminista, insomma tutta quella poltiglia di retorica ed ipocrisia che alimenta una sottocultura che sta mandando in malora la nostra Nazione.

Sia chiara una cosa

Il nigeriano e quelli come lui non hanno nulla da spartire con gli stranieri che in Italia vengono a lavorare, che rispettano le leggi e che magari sognano un giorno di diventare cittadini di questo Paese. A loro va il nostro aiuto e la nostra vera amicizia.
Mentre al contrario, il nigeriano e il buonista, l’irregolare e il suo complice italiano, il criminale che abusa della nostra libertà e l’idiota che lo legittima e lo fa entrare, rappresentano la feccia di questo Paese.
Entrambi vanno messi nella condizione di non nuocere: il primo, il nigeriano, ficcandolo in galera il tempo che occorre e poi rispedendolo a casa sua a calci nel sedere. Il secondo, il buonista, impedendogli democraticamente di continuare a governare questo Paese e a perpetrare i danni fin qui fatti ... Il 4 marzo si vota.