Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione - Opinioni next, 020618
N.427/0306188

Su Repubblica Francesco Merlo racconta il giorno del giuramento del nuovo governo nato sulle macerie della messa in stato d’accusa del presidente e delle promesse di nessun compromesso per salvaguardare la purezza del grillismo e l’unità del centrodestra.
Nella foto di gruppo, che è la memoria di ogni festa, torna in primo piano il volto paffutello e gli occhiali appesi al collo di quel professore. Nella foto Savona occupa il posto dell’Homo Sapiens, che pensa di saperla più lunga di Mattarella che ha la mite intransigenza dell’Homo Erectus. Salvini è invece l’Homo Habilis, il terrone padano che ha intortato il terrone napoletano.
Savona è per Salvini quel che Miglio fu per Bossi, la corda pazza dell’Accademia, dei libri e della scienza. Gli hanno dato le Politiche comunitarie ma Salvini gli ripete che sarà lui il vero ministro dell’economia: ha l’autorità che non ha nessuno, certamente non il presidente del Consiglio che, disseppellito e risorto, rimane una figura drammatica perché presto sarà costretto a scegliere tra i troppi duellanti (i suoi due vice innanzitutto, di cui non potrà per sempre fare il vice). Come sempre, la foto di gruppo ci dà il senso di tutto in un istante: è l’interminabile brontolio razzista, l’isteria dell’ordine e della spazzatura umana che ingombra le strade, la lotta contro i poveri, i disgraziati, i vagabondi, l’Islam, i gay, i miserabili, i clochard, i Rom. È per questo che hanno giurato, gli spergiuri.

Il Giornale di Sallusti, quotidiano dall’orientamento completamente diverso da Repubblica, ha lo stesso taglio in apertura.
Non ci mettiamo la mano sul fuoco non per sfiducia pregiudiziale ma perché è innegabile che si è arrivati a ieri attraverso una serie di spergiuri nei confronti degli elettori ai quali – scommettiamo – si aggiungeranno quelli sugli impegni presi e sottoscritti solennemente nel contratto di governo tra Cinquestelle e Lega. Qui non c’entra la Costituzione ma l’affidabilità, la serietà e la lealtà dei personaggi in campo. Sarebbe banale ricordare che Di Maio e Salvini avevano giurato «mai insieme»; che Di Maio aveva ridicolizzato la flat tax e viceversa Salvini aveva giurato sul «mai reddito di cittadinanza» spreco di Stato.
Sarebbe facile ripescare le battute ferocemente antieuropeiste dei due leader ora rassicuranti sulla tenuta dei patti monetari e politici; o ricordare a Salvini che prima del voto voleva portare Berlusconi dal notaio per certificare e blindare a futura memoria l’indissolubilità dell’unità del centrodestra. Sarebbe un gioco da ragazzi far notare che i membri del governo hanno giurato nelle mani di un presidente al quale fino a poche ore fa davano dello spergiuro, con tanto di richiesta di messa sotto accusa.