Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione, A.Sallusti 211017
RA N.400/271017
 
La sinistra italiana ha lucrato sul credito e ora ha paura delle indagini.
 
 
La verità sulle banche è semplice, e va ben oltre le eventuali responsabilità dell'attuale governatore Ignazio Visco, entrato nel mirino di Matteo Renzi guarda caso poco dopo aver osato chiedere ingenti danni patrimoniali al padre della ministra Maria Elena Boschi, sciagurato amministratore di Banca Etruria.
È una verità che viene da lontano e che ha sempre ostacolato o limitato l'attività di controllo e vigilanza. Si tratta di questo: pur essendo un istituto di diritto pubblico, i proprietari di Banca d'Italia sono le banche stesse, che una volta erano in maggioranza pubbliche o semi pubbliche ma che nel tempo sono diventate tutte private. Per intenderci: gli azionisti di Bankitalia si chiamano Intesa San Paolo, Unicredit, Ubi, Monte dei Paschi, Carige e decine di altri medi e piccoli istituti di credito. In sostanza il controllore (Bankitalia) è di proprietà dei controllati (le banche). È vero che la legge garantisce al governatore (nominato dal presidente della Repubblica su indicazione del governo) la piena e assoluta autonomia, è altresì vero che di recente si è cercato di mettere una pezza a questa imbarazzante anomalia. Ma il problema resta, come dimostra la storia. Può nella pratica un amministratore delegato di una società fare un mazzo tanto ai suoi azionisti? In teoria, non nella pratica o almeno non sempre con la libertà, la severità e la celerità necessarie.
Seconda verità. Le banche sono società per azioni che operano, o almeno dovrebbero, secondo regole di mercato e nell'interesse esclusivo degli azionisti. Ma non è così, perché dagli anni Novanta sono controllate - il motivo è complicato e noioso da spiegare - dalle rispettive Fondazioni che sono di fatto istituzioni politiche. Adesso non è più così. Ma questo spiega, per esempio, come il Partito democratico abbia potuto fare carne di porco con il Monte Paschi di Siena fino a farlo fallire.
Altro che Draghi o Visco, i guai delle banche arrivano dall'intrusione della politica, meglio dire della sinistra italiana, nella gestione disinvolta e interessata delle banche. E la polemica di questi giorni ne è la prova. Non è normale che un membro del governo, Maria Elena Boschi, chieda le dimissioni del governatore di Bankitalia per non aver controllato le malefatte di suo padre, Pier Luigi Boschi, vice presidente di Banca Etruria, del quale a suo tempo lei garantì con orgoglio la correttezza davanti a tutto il Parlamento. C'è qualche cosa che non torna nella logica di Maria Elena Boschi. Tanto che viene un sospetto: e se Matteo Renzi fosse innervosito non dai mancati controlli ma dal fatto che qualcuno ha cominciato a controllare e a chiedere i danni? A pensar male spesso la si azzecca.