Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Mosaico Palestra Azzurra - Gruppo parlamentare alla Camera FI
RA N.397/081017 - REVISIONE del 10 settembre 2017
 
Lo scorso 23 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2017 (Nadef), il principale strumento di programmazione che indica la strategia economica e di finanza pubblica che il Governo intende perseguire nel medio termine.
In data 3 ottobre, il ministro Padoan ha, inoltre, inviato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato la Nota Integrativa alla Nadef, contenente gli ambiti di intervento della manovra di bilancio per il triennio 2018-2020.

 
Numerose sono però state le critiche all’aggiornamento delle previsioni e all’eccessivo ottimismo mostrato dal Governo delle zucche rosse a proposito degli effetti della manovra sulla crescita.
Corte dei Conti - Ha criticato il modo in cui è stata effettuata la (poca) spending review che è stata, per i magistrati contabili «dettata da esigenze di breve periodo», il che ha comportato il sacrificio di interi comparti, in particolare nelle infrastrutture pubbliche e creando «difficoltà crescenti nell’offerta dei servizi alla collettività che, in alcuni settori, mostrano una riduzione significativa della qualità delle prestazioni.
Una maniera, nemmeno troppo velata, per accusare il Governo di aver puntato più sul taglio di infrastrutture e servizi essenziali per i cittadini, anziché focalizzarsi sul taglio dei numerosi sprechi che si annidano nella spesa corrente, che invece sono stati mantenuti intatti.  Sempre la Corte dei Conti ha espresso un pesante giudizio anche sulle misure di lotta all’evasione tanto care al ministro Padoan, accusando il Tesoro di produrre, con misure di breve periodo e non strutturali, effetti distorsivi di lungo periodo.  In pratica, la Corte ha sottolineato che, per condurre una spending review di breve periodo, il Governo si è dimenticato del disegno di lungo periodo. 
Ufficio parlamentare di Bilancio - Critiche al Governo sono arrivate anche dall’UpB, che ha lanciato l’allarme sul fatto che il calo del debito non è sufficiente ad assicurare il rispetto della relativa regola numerica entro il 2020. Gli sforzi fatti finora dall’Esecutivo non sono stati sufficienti per garantire la sostenibilità del debito italiano nel futuro.  
Una frase che certifica quanto il Gruppo Forza Italia sostiene ormai da tempo, ovvero che gli ultimi governi di sinistra non hanno fatto nulla per risolvere il problema del gigantesco debito pubblico da 2.300 miliardi di euro che continua, invece, ad aumentare giorno dopo giorno.
Banca d’Italia - Anche la Banca d’Italia ha lanciato un invito al Governo a fare di più nella lotta al debito pubblico. Ha affermato, infatti, che “la significativa riduzione del debito pubblico è un imperativo per l’Italia”.  La Nadef prevede, infatti, un calo del debito Pil dal 132% del 2016 al 131,6% nel 2017, per diminuire ulteriormente al 130% nel 2018. Una diminuzione ritenuta ancora troppo modesta dall’istituto di via Nazionale. 
Nell’attuale situazione congiunturale avanzi primari lievemente inferiori a quelli programmati in aprile possono essere gestibili, a patto che gli interventi necessari a conseguire gli obiettivi di medio termine siano definiti chiaramente e attuati senza alcuna incertezza. È il minimo indispensabile. La credibilità dell’impegno ad assicurare finanze pubbliche in ordine è condizione necessaria affinché un graduale ritorno alla normalità delle condizioni monetarie e finanziarie nell’Area dell’Euro non implichi un aumento del differenziale tra costo del debito e crescita dell'economia, che a sua volta si tradurrebbe - come un circolo vizioso - in un peggioramento della dinamica del debito.
Capitolo pensioni - Secondo la Banca d’Italia, inoltre, «le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro». Un modo diretto per dire al Governo Gentiloni che non è opportuno ridiscutere, nella prossima Legge di bilancio, di misure che abbiano l’effetto di ritardare l’entrata a regime della riforma Fornero, attraverso gli anticipi pensionistici sostenuti dalla componente più di sinistra del Governo o altri escamotages (Ape, Rita, etc.).
Unica certezza - Il giorno delle elezioni politiche si avvicina ... finalmente i cittadini liberi, non appecorati, potranno destituire il Governo delle zucche rosse (cooperativa a responsabilità limitate*) … i soci si fregano a vicenda, figuriamoci se si fanno scrupoli a fregare gli italiani ... «Ha da passà 'a nuttata».