Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione G.M. Ianniello
RA N.396/300917
 
Accoglienza di massa o deportazione di massa? È illuminante l’analisi sull’immigrazione dall’Africa fatta dal saggista Diego Fusaro, formazione sinistrorsa, apparsa in questi giorni sulle pagine del Fatto Quotidiano.
 

La popolazione europea è oggi sottoposta a un pressante calo demografico e, insieme, è sempre più massicciamente sostituita dalle nuove masse migranti provenienti dall’Africa. In luogo dei popoli radicati e con memoria storica, con identità culturale e con coscienza mnestica dei conflitti di classe e delle conquiste sociali, prende forma una massa di schiavi post-identitari e senza coscienza di classe, umiliati, strutturalmente instabili, servili e sfruttabili senza impedimenti e a ogni condizione.
Da una diversa prospettiva, mediante le pratiche della deportazione di massa che la neolingua ha scelto di chiamare accoglienza e integrazione, il capitale deporta dall’Africa migliaia di nuovi schiavi disposti a tutto e pronti a essere sfruttati illimitatamente, il materiale umano ideale per le nuove pratiche dello sfruttamento neo-feudale. E, con movimento simmetrico, aspira a sostituire con questi nuovi schiavi il vecchio popolo europeo, composto da individui ancora troppo avvezzi ai diritti sociali, alla dignità del lavoro, alla coscienza di classe, alle conquiste salariali.
Nella sua logica generale, l’immigrazione è oggi promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalla retorica del migrante propria del pensiero unico politicamente corretto dei pedagoghi del globalismo. L’odierno regno animale dello spirito necessita dell’esercito industriale di riserva dei migranti, sfruttati a mo’ di nuovi schiavi, per poter distruggere i diritti sociali ancora sussistenti, annientare la residua forza organizzativa dei lavoratori e abbassare drasticamente i costi del lavoro. I migranti figurano oggi come “nuovi schiavi” e come “merce umana” nell’economia globale.
La domanda, spietatamente ironica, di Brecht in riferimento al dissidio tra popolo e governo nel 1953 (“Non sarebbe / più semplice, allora, che il governo / sciogliesse il popolo e / ne eleggesse un altro?”), trova oggi una risposta positiva nelle pratiche di sostituzione di massa mediante le quali i signori del globalismo stanno rimpiazzando le popolazioni europee, le masse nazionali-popolari memori dei diritti sociali e delle lotte di classe, con nuove moltitudini deterritorializzate di esseri umani deportati dall’Africa e destinate a figurare come le nuove risorse, ossia come i nuovi schiavi accolti e integrati nell’esercito della produzione desalarizzata.
Complici le prestazioni del pensiero unico fintamente umanitario, il capitale non mira certo a integrare i migranti, che invece considera come pura carne da cannone nella lotta di classe. Aspira, invece, a disintegrare per il tramite dei migranti anche i lavoratori autoctoni, distruggendone la coscienza di classe residua e abbattendone i diritti. Dietro il falso umanitarismo con cui si celebra l’immigrazione si nascondono, in verità, la disumanità dello sfruttamento più bieco della manodopera migrante e l’orrore del traffico di esseri umani – condannato da papa Gregorio XVI nel 1839.
Nota – Lo ius soli altro non è che la cornice del quadro dell’orrore del pensiero unico sull’immigrazione, fintamente umanitario, dei cosiddetti democratici della sinistra italiana – Complici i vertici del Vatic-ano, ma non tutti.