Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

L. Olivieri-Sintesi Phastidio 170917
RA N.395/210917
 
In campagna elettorale, si sa, il Pd ha i suoi metodi e i suoi temi … cerca di pagare il consenso dei dipendenti pubblici e dei sindacati.
 
 
Immancabilmente in tempo di campagna elettorale il Pd dà vita a proposte e piani potenzialmente capaci di ottenere largo consenso … È quello che avvenne il 30 novembre 2016, con l’accordo per il rinnovo dei contratti pubblici, contenente l’impegno di un aumento di 85 euro. Poi, non servì a nulla, il referendum fu stravinto dai no, ma il metodo ed il tema restarono e, per altro, adesso l’impegno degli 85 euro è una patata bollente della quale il Governo non sa come liberarsi. Approssimandosi la volata per le elezioni del 2018 emerge un “piano” per assumere 500.000 dipendenti pubblici con un concorsone, per sostituite gli altrettanti 500.000 dipendenti pubblici che andranno in pensione da qui al 2021.
E sì: l’idea è appunto sempre quella della staffetta generazionale, che con la prima delle leggi Madia, il d.l. 90/2014, si sarebbe già dovuta realizzare, anche se non se n’è mai vista traccia. Si afferma che occorre svecchiare la pubblica amministrazione ed assumere nuove leve, giovani, dotati di professionalità e “nativi” dell’era informatica e di internet.
Giustissimo, indispensabile. Poi, si guarda un po’ a ritroso nella storia delle ultime leggi sulla pubblica amministrazione e si fa qualche conto, per capire che il piano altro non è se non una enunciazione per captare consenso e poco altro.
Guardiamo alla storia della crisi finanziaria. Tra il 2009 e il 2010 Spagna e Grecia letteralmente lasciarono a casa tra il 5% e il 10% dei dipendenti pubblici. L’Italia, sprofondata nella crisi, riuscì ad evitare questa conseguenza, ma dovette adottare una decisione che rassicurasse Europa e mercati: bloccò drasticamente assunzioni e contratti collettivi, così da ottenere un percorso a medio lungo termine di progressiva riduzione del numero dei dipendenti pubblici e del costo del personale statale. Infatti, i dipendenti pubblici dal 2009 al 2017 sono diminuiti da 3,4 milioni a 3 milioni (-11,8 %) ed il costo complessivo da 172 a meno di 160 miliardi (- 7 %).
Chi legiferava e governava sapeva già che tra il 2018 e il 2021 mezzo milione di dipendenti pubblici sarebbero andati in pensione: ricordiamo che all’epoca del Governo Monti si approvò la legge Fornero e quelle stime erano ben presenti. Si trattava di produrre politiche di economia a lungo termine, per ottenere entro una decina di anni risparmi alla spesa corrente ancora più significativi. L’Italia era in grado, cioè, di ridurre drasticamente la spesa per dipendenti pubblici, senza licenziamenti traumatici.
Adesso, a ridosso della prima tranche di pensionamenti di massa, si pensa che quel quadro economico si sia modificato e che sia possibile una sostituzione dei pensionati pubblici in un rapporto di uno a uno e, quindi, ringiovanire l’apparato pubblico di 500.000 dipendenti – senza un piano di miglioramento orientato all’efficienza e all’efficacia dei servizi. In Italia il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record, a luglio ha toccato i 2.300 miliardi di euro, in salita di circa 19 miliardi di euro rispetto ai 2.281 miliardi di fine giugno.
Non solo la storia recente, ma anche i conti vengono al pettine. È noto, dai dati del Conto annuale del personale, che il costo medio di un dipendente pubblico è 34.000 euro l’anno. Basta allora moltiplicare questa cifra per 500.000 e scoprire che il piano del concorsone verrà a costare 17 miliardi di euro l’anno per i prossimi 40 anni (totale 680 miliardi) … E io pago.