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Selezione - D. Ferrara
RA N.388/190617
 
IUS SOLI – La lunga marcia dei volpini rossi per regalare la cittadinanza a tutti.
2001 – Viene depositata in Parlamento il primo disegno di legge di “riforma della cittadinanza” (Turco-Violante). Già allora, secondo la Turco «riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia è ormai una necessità», «le norme basate sullo “ius sanguinis” sono ormai una anomalia in Europa», «dobbiamo avere molto presente che per prevenire il conflitto delle seconde generazioni che non si sentono riconosciute ed integrate bisogna agire ora, con politiche di vera integrazione che riconoscano i diritti ed insegnino ai bambini ed ai ragazzi l'obbligo dei doveri». Non erano ancora gli anni delle maxi ondate di sbarchi, né quelli dei jihadisti con passaporti europei, i cosiddetti immigrati di seconda generazione.
2006 – Amato partorisce il disegno di legge che voleva introdurre lo “ius soli” per i nati dai residenti in Italia da 5 anni. Si accodò la Cgil che propose l'introduzione dello “ius soli” nella Costituzione. Secondo l’allora segretario Epifani «se i figli di questi lavoratori immigrati, che probabilmente resteranno in Italia, li facciamo diventare cittadini italiani dalla loro nascita, il loro paese sarà questo e gran parte dei problemi di inserimento - mettere insieme culture e identità diverse - saranno affrontati così nel modo più giusto».
2011 – I volpini rossi perseverano. Secondo il governatore della Toscana Enrico Rossi «chi nasce qui ha diritto di diventare cittadino italiano, dobbiamo avere lo “ius soli”, come negli Usa e in tanti altri Paesi che hanno una storia di immigrazione più forte della nostra, se vogliamo guardare a un futuro di pace e di coesione». Secondo il napoletano Napolitano «è una follia che i figli di immigrati nati in Italia non siano cittadini italiani … per acquisire nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata».
2012 – Franceschini, Fassino & kompagni, insieme ad esponenti della società civile come Roberto Saviano, firmano un appello per chiedere all'Ue una direttiva che invitasse gli stati membri a varare una legge nazionale per accogliere il principio dello “ius soli”. Nel maggio 2012 manifestano in piazza a Roma con lo slogan: «Chi nasce qui è di qui». Scende in campo pure Rosy Bindi: «Accogliere come cittadini italiani i bambini nati da genitori stranieri che risiedono in Italia è segno di un Paese che pratica l'accoglienza e che guarda al futuro». Bersani pone subito i paletti: «Il primo punto all'ordine del giorno di un governo di centro sinistra sarà il diritto di chi nasce in Italia ad avere la cittadinanza italiana».
2013 – Irrompe sulla scena la Kyenge, la prima ministra afroitaliana annuncia: «Lo “ius soli” è una delle mie prime priorità». Le fece eco Romano Prodi: «L'idea che ci possa essere della gente che nasce e vive in Italia e che non sia cittadina mi sembra un po’ strana».
2017 – Siamo arrivati ai giorni nostri e per il Pd è come se dal 2001 a oggi il mondo non fosse cambiato. Dalle Torri gemelle alla jihad la realtà ora non è più la stessa. La Storia non insegna nulla ai volpini rossi? Accelerare i tempi di approvazione della legge sullo “ius soli” è una “sola” sia per i cittadini italiani, sia per gli immigrati e i loro figli, se prima non si stabilizza la connessione fra il dire e il fare. La cittadinanza regalata porta voti, è un bacino di voti colorati per un futuro in bianco e nero … visto che diminuiscono gli italiani disposti a votarli ancora. Oggi una cosa è certa, per Gentiloni, Renzi & kompagni la priorità del Paese è approvare la legge sull’immigrazione aperta ... una sbobba di incoscienza, ideologia ed egoismo spacciata per atto di civiltà.