Stampa
Selezione - Phastidio 01/05/2017
RA N.384/030517
 
Ormai il PdR (partito di Renzi) è divenuto genere televisivo-narrativo di un Paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi - Qualche riflessione sulle ultime primarie del Pd, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “padronale” che abbiamo intravisto in questi quattro anni. Renzi torna a comandare … ma non incanta più.


1. Aveva deciso di farsi da parte per dedicarsi a chiudere i conti con una minoranza interna che da molto tempo era pronta a trasferirsi armi e bagagli in una riserva indiana, per auto-estinguersi soprattutto per complicazioni dell’alcolismo. Poi le primarie: il Pd si conferma oggettivamente il PdR, partito di Renzi. La sintesi renziana: “ho capito la lezione ma continuo ad aver ragione” … è stata una lunga traversata nel deserto (ben quattro mesi) - Una “civiltà sconfitta”. 
2. Le pretese del ri-segretario: Europa sì ma non così. Fateci fare deficit o facciamo casino, sbattiamo i piedi per terra invocando burro, cannoni e cannoli - Tre anni di soldi pubblici gettati nel cesso non hanno insegnato nulla, evidentemente. Viva i 700 mila nuovi posti di lavoro, disse Renzi, scordandosi di ringraziare Elsa Fornero, ma son dettagli. Più banalmente, trattasi di cinismo politico, almeno lo speriamo di tutto cuore.
3. Legge elettorale: ancora non c’è, e continuerà a non esserci, spingendo verso esiti proporzionalistici che accontenteranno tutti i parassiti della Politica. Era una profezia sin troppo facile, mesi addietro - Renzi ha aperto (si fa per dire) al nuovo messia di sinistra, al secolo Giuliano Pisapia. Perché il Bomba è fiorentino, e da quelle parti nascono macchiavellici Principi, come noto.
4. Il Renzota è intimamente convinto di poter arrivare al 40% da solo facendo del neo-grillismo laurino (in senso di Achille Lauro), a colpi di bonus, pacchi di pasta e scarpe spaiate prima delle elezioni - Se non riuscirà a sfondare al centro e tra la destra all’amatriciana che abbiamo, non andrà da nessuna parte e si finirà in qualche Grande Coalizione proporzionalista che potrebbe avere il merito di rendere il paese commissariabile in modo soft dall’Europa.
5. Di una cosa le “zucche illuminate” del PdR possono comunque essere orgogliose: nessuno le batte quanto a capacità di creare diversivi per non guardare nell’abisso della nostra condizione di Paese “senza regole” in declino irreversibile - Un giorno qualcuno si prenderà la briga di indagare se era natura o cultura.