Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

ANDAREPERPENSIERI/9/3/09
RA N.27/210313 

«Parlo del gregariato, del pecoronaggio, della mania emulativa, della gratificazione che credi di ricevere in cambio, dal fatto di sentirti parte di un gruppo.

Per le mie caratteristiche umane, ho sempre faticato a legare con la comitiva di turno ... le cose si aggravarono quando iniziai le scuole superiori in città. Basti dire che quando i miei nuovi compagni di classe mi chiedevano da che parte saltavo fuori, io rispondevo gentilmente, ma non crediate che fosse una sensazione piacevolissima vedere dipingersi sui loro visi uno stupore sconfinato, come se, invece di aver pronunciato il nome del mio remoto villaggetto, avessi citato una sperduta località dell'Africa Nera. Tale e tanta era (ed è tutt'oggi) la notorietà goduta dal mio paesello fra gli amici cittadinotti.

Insomma, fin qui niente di nuovo, sto parlando di un'esperienza probabilmente familiare a tantissime persone. La cosa che mi ha invece leggermente esaltato oggi, andando per pensieri, è stato considerare come allora non mi rendessi conto di quanto fossi fortunato. Ma come? Avevo il privilegio di poter rimanere distinto da aggregazioni banalizzanti varie, e quasi quasi pure me ne dispiacevo? Ma che fesso che ero. Non solo: non avevo nemmeno capito che il mio passaggio in città aveva comportato effettivamente una promozione in grado. Il mio paese, per quelli di città, "non esisteva": quale miglior occasione per cogliere appieno i vantaggi di una "fu-mattia-pascal-izzazione" della mia identità sociale?

Ma i primi barlumi di consapevolezza iniziavano a farsi strada in me proprio a quell'epoca. Da allora infatti, ad ogni mio rinnovato ingresso in consessi civili (la compagnia militare, quella dell'università, ''Forza Italia'' e altre), mi sono sempre preoccupato con sommo scrupolo di aggregarmi agli individui più rigorosamente reputati come "perdenti" dall'opinione comune. Ben conscio del fatto che venire sconfitti per eccesso di singolarità, di contro ad una "visione media" (per non dire "mediocre") delle cose del mondo, è la miglior vittoria.
Ed oggi, laddove sento puzza di emulazione, olezzo di gente in competizione aggregativa al fine quasi unico di escludere altri, se posso e se sono in grado, sono lieto di ritrovarmi con grande soddisfazione perdente, scartato e felice».