Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

RAVENNA E LA LEGGE AD AZIENDAM
Giuseppe Ianniello, dal quotidiano L'Opinione del 10/06/07

RA N.1/200311 (Rev.01-040114)
 
L’Azienda unità sanitaria locale di Ravenna ha deciso di rottamare la “Cooperativa sociale bidentina” addetta da 10 anni al servizio di barellamento e compiti vari presso l’ospedale S. M. delle Croci. La rottamazione viene eseguita senza che l’azienda pubblica renda note le  motivazioni, senza che il sindacato spenda una parola a favore dei soci-lavoratori, senza che un amministratore della città muova una foglia di solidarietà. Ciò accade a Ravenna, città dove della mafia non si vede nemmeno l’ombra.
Scandaloso! Questi sono i fatti raccontati dai lavoratori. La Regione Emilia Romagna promuove un corso di formazione per la qualifica di operatore socio sanitario. Il corso viene aperto, con ritardo, anche ai lavoratori della Cooperativa bidentina. L’Ausl, che dipende dalla Regione, indice un concorso per titoli ed esami per 180 posti di operatore socio sanitario. Requisito di ammissione è il titolo specifico conseguito a seguito del corso promosso dalla Regione. I barellieri professionali della cooperativa, però, non possono accedervi, per loro il corso termina due settimane dopo la data di scadenza del concorso. I nuovi reclutati ammessi, per i quali era stato partorito il concorso di assunzione, sono così i soli ad averne i requisiti. Risultato: entro l’anno, 100 operatori socio sanitari professionali si ritroveranno rottamati, discriminati e senza lavoro.
 
Evidentemente per l’Azienda pubblica riveste poca importanza la qualità del Servizio ospedaliero. Conta, invece, assumere personale piacente, compiacente e riconoscente. Sembra tutto programmato e pianificato. Se la magistratura dovesse accertare la rottamazione dolosa, i soci lavoratori della Cooperativa avrebbero diritto al risarcimento dei danni.
Di certo è che a Ravenna, oggi come ieri, molti lavoratori vivono in uno stato di abbandono sociale. Se per incanto scomparissero i sindacalisti, molti lavoratori non ne avvertirebbero la mancanza. Un’ultima sconsolante considerazione: anche il sindaco Matteucci, come il suo predecessore Mercatali, oggi senatore Pd, dedica poca attenzione ai problemi dei lavoratori, ai problemi reali della città.
 
Per farsene una ragione occorre risalire alla storia della nostra città che inizia come una favola. C’erano una volta, nel secolo scorso, i comunisti che mangiavano i bambini, poi c'è stata l'evoluzione della specie. Oggi i comunisti riciclati Pci-Pds-Ds-Ulivo-Pd non mangiano più i bambini, hanno fatto i soldi. Hanno trasformato cooperative nate per la mutualità in grandi aziende capitalistiche. Hanno colonizzato enti locali, sindacati, organi d'informazione, istituzioni. Si sono costituiti in comitati d'affari, condizionando la nostra vita civile ed economica. Vivono e crescono satolli nella riserva naturale di Ravenna.
L’Organizzazione comprende il komintern che ''attacca per difendere” i privilegi acquisiti, fiscali e non solo. Il comitato interno si fa anche promotore di leggi ad-aziendam. I suoi componenti, meglio dei tradizionali padroni, senza correre il rischio d’impresa, tanto la Coop-sei-tu, sono dediti all’ammasso di ricchezze e voti. Poi c’è il management, prescelto per tessera e militanza di partito. Gli unti fanno i guardiani del faro dietro lauti compensi. A frotte nei corridoi dei Comuni, delle Province, delle Regioni e dei Ministeri invocano la pioggia degli appalti per le cosiddette cooperative rosse.
L’Organizzazione comprende anche i soci-lavoratori. Sono persone sfruttate, mal pagate e con pochi diritti. A questo punto sono chiare le ragioni per cui l’Ausl di Ravenna può rottamare, indisturbata, la Cbs: perché la cooperazione sociale non rientra nei suoi piani di sviluppo, perché la Cooperativa bidentina non è conforme alla specifica del Pci-Pds-Ds-Ulivo-Pd.
 
Un classico della casistica concernente l’operato dei komunisti, dei compagni onesti...sinistri, onesti per contratto e definizione, ma ambigui sinistri-sinistranti di fatto “pro domo propria”.
Così è nato e prospera il più grande partito-azienda assistito dallo Stato, il più grande conflitto d’interessi italiano.
 
V.V.I. - Nel Partito Democratico - Ravenna persistono due gravi non conformità. L'egoismo interno alla Gestione impedisce all'Organizzazione politica, per quanto atteso dai cittadini, d'interagire con l'ambiente sociale. Inoltre, la “politica tossica” diffusa dal Sistema espone i cittadini utenti, nonché contribuenti, al rischio del danno esistenziale.