Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione - Phastidio 11/05/2017
RA N.385/140517

Non vi ammorberemo con le Previsioni di primavera della Commissione europea, che mostrano l’Italia al solito in coda nella crescita continentale. Ci preme invece segnalarvi un paio di commenti recenti del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su crescita e governance europea. Da cui si evince che le idee restano confuse.

INTANTO la scioccante rivelazione del ministro: «L’austerità è una parola che non si sente più da tempo. Il problema è quello di conciliare la crescita con la sostenibilità della finanza pubblica, e quindi politica di bilancio ma anche riforme strutturali». (Ansa, 10 Maggio 2017)
La parola austerità non si sente più da tempo in Europa, dove la posizione fiscale è da un paio d’anni moderatamente espansiva. A dirla tutta, non dovrebbe sentirsi neppure in Italia, visto che anche la nostra politica fiscale è espansiva per il terzo anno consecutivo. E quindi? Com’è che l’Italia pare un somaro piantato in mezzo alla strada e non riesce a crescere più di un micragnoso 1% annuo con politica monetaria fortemente espansiva?
CARO ministro Padoan, visto che lei ha avuto un soprassalto di oggettività e ci ha detto che non c’è alcuna austerità, né in Europa né in Italia, ora provi a convincere il suo riottoso ex premier, che non perde occasione per magnificare una crescita ridicola, e che le vostre riforme strutturali semplicemente non sono tali. O meglio, quelle riforme sono state dei classici pacchi all’italiana per avere la possibilità di fare più deficit. Caro ministro Padoan, assieme a Renzi provi anche a non fare confronti da monade idiota del tipo “quando c’erano Monti e Letta il Pil si riduceva”. Il ministro ha poi lanciato l’ideona: «Non basta la semplice somma delle scelte delle politiche di bilancio dei paesi membri: serve un ministro delle finanze europee in grado di guidarla». Che è facile come cambiarsi i calzini, notoriamente, soprattutto con questa architettura istituzionale europea.
Voi la vedete la scena di un euroministro delle Finanze che mette mano al bilancio italiano e lo rivolta come un calzino, ponendo fine a mance e bonus? Noi no, o almeno non domani né dopodomani. Anche perché, per fare ciò, servirebbe ben altro ruolo del parlamento europeo, e ben altri trattati.
QUANDO si opera in una unione monetaria che di fatto non impone nessun obbligo sulle politiche economiche, ed i cui “maggiori azionisti” da sempre si accontentano soprattutto di quadrature contabili, cioè a prescindere dalla composizione di entrate e spese, l’esito fatale è che paesi come l’Italia, ad ogni giro di premier e legislatura, tenderanno a produrre saldi di bilancio di pessima qualità, causati dall’ipercorporativismo malato che ci caratterizza. Questo ci farà perdere competitività, lentamente ma inesorabilmente, rendendo ogni volta gli aggiustamenti più dolorosi e incerti e frenando il potenziale di crescita. Stiamo percorrendo un sentiero che porta il Paese verso il fallimento.

Selezione - Phastidio 01/05/2017
RA N.384/030517
 
Ormai il PdR (partito di Renzi) è divenuto genere televisivo-narrativo di un Paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi - Qualche riflessione sulle ultime primarie del Pd, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “padronale” che abbiamo intravisto in questi quattro anni. Renzi torna a comandare … ma non incanta più.


1. Aveva deciso di farsi da parte per dedicarsi a chiudere i conti con una minoranza interna che da molto tempo era pronta a trasferirsi armi e bagagli in una riserva indiana, per auto-estinguersi soprattutto per complicazioni dell’alcolismo. Poi le primarie: il Pd si conferma oggettivamente il PdR, partito di Renzi. La sintesi renziana: “ho capito la lezione ma continuo ad aver ragione” … è stata una lunga traversata nel deserto (ben quattro mesi) - Una “civiltà sconfitta”. 
2. Le pretese del ri-segretario: Europa sì ma non così. Fateci fare deficit o facciamo casino, sbattiamo i piedi per terra invocando burro, cannoni e cannoli - Tre anni di soldi pubblici gettati nel cesso non hanno insegnato nulla, evidentemente. Viva i 700 mila nuovi posti di lavoro, disse Renzi, scordandosi di ringraziare Elsa Fornero, ma son dettagli. Più banalmente, trattasi di cinismo politico, almeno lo speriamo di tutto cuore.
3. Legge elettorale: ancora non c’è, e continuerà a non esserci, spingendo verso esiti proporzionalistici che accontenteranno tutti i parassiti della Politica. Era una profezia sin troppo facile, mesi addietro - Renzi ha aperto (si fa per dire) al nuovo messia di sinistra, al secolo Giuliano Pisapia. Perché il Bomba è fiorentino, e da quelle parti nascono macchiavellici Principi, come noto.
4. Il Renzota è intimamente convinto di poter arrivare al 40% da solo facendo del neo-grillismo laurino (in senso di Achille Lauro), a colpi di bonus, pacchi di pasta e scarpe spaiate prima delle elezioni - Se non riuscirà a sfondare al centro e tra la destra all’amatriciana che abbiamo, non andrà da nessuna parte e si finirà in qualche Grande Coalizione proporzionalista che potrebbe avere il merito di rendere il paese commissariabile in modo soft dall’Europa.
5. Di una cosa le “zucche illuminate” del PdR possono comunque essere orgogliose: nessuno le batte quanto a capacità di creare diversivi per non guardare nell’abisso della nostra condizione di Paese “senza regole” in declino irreversibile - Un giorno qualcuno si prenderà la briga di indagare se era natura o cultura.

Editoriale de il Giornale - 30/04/2017
RA N.383/300417
 
Archiviamo le primarie Pd … E per fortuna venne il giorno delle primarie del Pd così archiviamo la farsa del «confronto democratico» e forse - non ci facciamo troppe illusioni - si trova il tempo e il modo di occuparsi di cose serie.
 
 
Ma dico, tutto sto can can per stabilire che Renzi è il capo del Pd, Orlando capo di una finta opposizione interna ed Emiliano una simpatica macchietta che pur di esistere gioca a fare il comunista (cosa che gli ha portato pure male tanto che si è azzoppato ballando il liscio con una arzilla vecchietta)? Non bastava una riunione, una telefonata, una cena? No, loro fanno le «primarie», che così organizzate sono un insulto alla democrazia. Il che sarebbero anche affari loro se non fosse che il Paese - essendo il Pd partito di governo - viene paralizzato per settimane in attesa che il rito si compia. Nessuna decisione politica rilevante viene presa perché «bisogna vedere chi vince le primarie». Ma chi vuoi che le vinca le primarie del Pd, che sono pure truccate? Il bell'Orlando, il simpatico Emiliano? Ma non fateci ridere e stasera negli speciali Tv, che non si capisce a che titolo andranno in onda, risparmiateci almeno la retorica sulla «diversità della sinistra» e sul «bel giorno per la democrazia».
Il problema è che qualche «democratico» del centrodestra è lì ad applaudire: «Visto che bello, facciamole anche noi». Roba da non credere. Capisco essere ambiziosi, e pure narcisisti, ma a tutto c'è un limite (Emiliano a parte). Fare oggi le primarie nel centrodestra (ma anche nel centrosinistra) è come affidare il ruolo di attaccante del Barcellona a un sondaggio dei tifosi e non direttamente a Messi … Le primarie all'italiana sono il sogno dei mediocri, dei furbi o dei piccoli che sperano in una scorciatoia - o in una botta di fortuna - per diventare grandi. Sta di fatto che stasera Renzi torna anche ufficialmente a essere Renzi. Non so se è un bene o un male, ma almeno è la fine della sua ultima presa per i fondelli, quella in cui ci aveva spiegato di essersi dimesso da tutto e di essere quindi un «normale cittadino».
Caro Bomba, ma a chi la racconti ...
 
Giuseppe Maria Ianniello
RA N.382/200417
 
Quel 4 dicembre 2016 (referendum costituzionale) verrà ricordato come la data di inizio del processo di putrefazione del renzismo, dei renziani e del Partito di «Ei Fu». Poverino, ghettizzato dai kompagni, piange … viene quasi voglia di abbracciarlo.
 
 
Andrea Orlando - Sogna la segreteria del Partito «Ei Fu» e rende noto l’arcinoto: “Troppi errori … voglio ricostruire il Pd”.
Dario Franceschini, ministro «Ei Fu» - Spara a zero, “Non consentiremo a Matteo di portarci a sbattere contro il muro”.
Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della sera - È lapidario, Renzi “insopportabilmente antipatico”.
Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica (una delle persone più critiche verso Silvio Berlusconi) - Definisce Renzi un “populista”.
Filippo Taddei, economista «Ei Fu» - “È passata l’idea di un Pd più empatico con i forti che con i deboli”.
Francesco Merlo, editorialista di Repubblica - Renzi “bullo bellimbusto”, “pacchiano”, “potente spavaldo gonfio di boria”, “scarafaggio”.
Giorgio Napolitano, kompagno - Renzi dalle stelle alle stalle … (lavori in corso) … Solo i cretini non cambiano idea (a volte cambiano idea anche i cretini). 
Monica Cirinnà, senatrice «Ei Fu» - Renzi “è stato un pessimo segretario, da lasciare alle spalle” … visto che ha rovinato il Partito.
Sergio Chiamparino, presidente «Ei Fu» della Regione Piemonte - “Caro Matteo, cambia mare se vuoi restare capitano”.
Sergio Staino, promosso da Renzi a direttore dell’Unità - Si guarda allo specchio e … dà del “cafone” a Matteo.
Stefano Folli, giornalista di Repubblica - Matteo … un “sistema di potere famelico, spregiudicato e del tutto privo di etica pubblica”.
Vincenzo De Luca, presidente «Ei Fu» della Regione Campania - Matteo “strafottente” e autore di “riforme demenziali”.