Nel Paese persiste la politica degli egoismi e delle ideologie, si è in presenza di politica tossica per le libertà e per la democrazia, capace di generare danno esistenziale nei cittadini esposti. Da qui la necessità di un progetto di politica alternativa per la tutela del benessere comune.

 

Selezione 141017 – Redazione del Giornale
RA N.398/161017
 
Dopo l'attacco giudiziario sul caso Ruby, nel 2011 si scatena l'aggressione violenta a Berlusconi e al suo Governo - Le tappe che portarono al golpe anti Cav.
 

Mosaico Palestra Azzurra - Gruppo parlamentare alla Camera FI
RA N.397/081017 - REVISIONE del 10 settembre 2017
 
Lo scorso 23 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2017 (Nadef), il principale strumento di programmazione che indica la strategia economica e di finanza pubblica che il Governo intende perseguire nel medio termine.
In data 3 ottobre, il ministro Padoan ha, inoltre, inviato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato la Nota Integrativa alla Nadef, contenente gli ambiti di intervento della manovra di bilancio per il triennio 2018-2020.

 
Numerose sono però state le critiche all’aggiornamento delle previsioni e all’eccessivo ottimismo mostrato dal Governo delle zucche rosse a proposito degli effetti della manovra sulla crescita.
Corte dei Conti - Ha criticato il modo in cui è stata effettuata la (poca) spending review che è stata, per i magistrati contabili «dettata da esigenze di breve periodo», il che ha comportato il sacrificio di interi comparti, in particolare nelle infrastrutture pubbliche e creando «difficoltà crescenti nell’offerta dei servizi alla collettività che, in alcuni settori, mostrano una riduzione significativa della qualità delle prestazioni.
Una maniera, nemmeno troppo velata, per accusare il Governo di aver puntato più sul taglio di infrastrutture e servizi essenziali per i cittadini, anziché focalizzarsi sul taglio dei numerosi sprechi che si annidano nella spesa corrente, che invece sono stati mantenuti intatti.  Sempre la Corte dei Conti ha espresso un pesante giudizio anche sulle misure di lotta all’evasione tanto care al ministro Padoan, accusando il Tesoro di produrre, con misure di breve periodo e non strutturali, effetti distorsivi di lungo periodo.  In pratica, la Corte ha sottolineato che, per condurre una spending review di breve periodo, il Governo si è dimenticato del disegno di lungo periodo. 
Ufficio parlamentare di Bilancio - Critiche al Governo sono arrivate anche dall’UpB, che ha lanciato l’allarme sul fatto che il calo del debito non è sufficiente ad assicurare il rispetto della relativa regola numerica entro il 2020. Gli sforzi fatti finora dall’Esecutivo non sono stati sufficienti per garantire la sostenibilità del debito italiano nel futuro.  
Una frase che certifica quanto il Gruppo Forza Italia sostiene ormai da tempo, ovvero che gli ultimi governi di sinistra non hanno fatto nulla per risolvere il problema del gigantesco debito pubblico da 2.300 miliardi di euro che continua, invece, ad aumentare giorno dopo giorno.
Banca d’Italia - Anche la Banca d’Italia ha lanciato un invito al Governo a fare di più nella lotta al debito pubblico. Ha affermato, infatti, che “la significativa riduzione del debito pubblico è un imperativo per l’Italia”.  La Nadef prevede, infatti, un calo del debito Pil dal 132% del 2016 al 131,6% nel 2017, per diminuire ulteriormente al 130% nel 2018. Una diminuzione ritenuta ancora troppo modesta dall’istituto di via Nazionale. 
Nell’attuale situazione congiunturale avanzi primari lievemente inferiori a quelli programmati in aprile possono essere gestibili, a patto che gli interventi necessari a conseguire gli obiettivi di medio termine siano definiti chiaramente e attuati senza alcuna incertezza. È il minimo indispensabile. La credibilità dell’impegno ad assicurare finanze pubbliche in ordine è condizione necessaria affinché un graduale ritorno alla normalità delle condizioni monetarie e finanziarie nell’Area dell’Euro non implichi un aumento del differenziale tra costo del debito e crescita dell'economia, che a sua volta si tradurrebbe - come un circolo vizioso - in un peggioramento della dinamica del debito.
Capitolo pensioni - Secondo la Banca d’Italia, inoltre, «le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro». Un modo diretto per dire al Governo Gentiloni che non è opportuno ridiscutere, nella prossima Legge di bilancio, di misure che abbiano l’effetto di ritardare l’entrata a regime della riforma Fornero, attraverso gli anticipi pensionistici sostenuti dalla componente più di sinistra del Governo o altri escamotages (Ape, Rita, etc.).
Unica certezza - Il giorno delle elezioni politiche si avvicina ... finalmente i cittadini liberi, non appecorati, potranno destituire il Governo delle zucche rosse (cooperativa a responsabilità limitate*) … i soci si fregano a vicenda, figuriamoci se si fanno scrupoli a fregare gli italiani ... «Ha da passà 'a nuttata».
Selezione G.M. Ianniello
RA N.396/300917
 
Accoglienza di massa o deportazione di massa? È illuminante l’analisi sull’immigrazione dall’Africa fatta dal saggista Diego Fusaro, formazione sinistrorsa, apparsa in questi giorni sulle pagine del Fatto Quotidiano.
 

La popolazione europea è oggi sottoposta a un pressante calo demografico e, insieme, è sempre più massicciamente sostituita dalle nuove masse migranti provenienti dall’Africa. In luogo dei popoli radicati e con memoria storica, con identità culturale e con coscienza mnestica dei conflitti di classe e delle conquiste sociali, prende forma una massa di schiavi post-identitari e senza coscienza di classe, umiliati, strutturalmente instabili, servili e sfruttabili senza impedimenti e a ogni condizione.
Da una diversa prospettiva, mediante le pratiche della deportazione di massa che la neolingua ha scelto di chiamare accoglienza e integrazione, il capitale deporta dall’Africa migliaia di nuovi schiavi disposti a tutto e pronti a essere sfruttati illimitatamente, il materiale umano ideale per le nuove pratiche dello sfruttamento neo-feudale. E, con movimento simmetrico, aspira a sostituire con questi nuovi schiavi il vecchio popolo europeo, composto da individui ancora troppo avvezzi ai diritti sociali, alla dignità del lavoro, alla coscienza di classe, alle conquiste salariali.
Nella sua logica generale, l’immigrazione è oggi promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalla retorica del migrante propria del pensiero unico politicamente corretto dei pedagoghi del globalismo. L’odierno regno animale dello spirito necessita dell’esercito industriale di riserva dei migranti, sfruttati a mo’ di nuovi schiavi, per poter distruggere i diritti sociali ancora sussistenti, annientare la residua forza organizzativa dei lavoratori e abbassare drasticamente i costi del lavoro. I migranti figurano oggi come “nuovi schiavi” e come “merce umana” nell’economia globale.
La domanda, spietatamente ironica, di Brecht in riferimento al dissidio tra popolo e governo nel 1953 (“Non sarebbe / più semplice, allora, che il governo / sciogliesse il popolo e / ne eleggesse un altro?”), trova oggi una risposta positiva nelle pratiche di sostituzione di massa mediante le quali i signori del globalismo stanno rimpiazzando le popolazioni europee, le masse nazionali-popolari memori dei diritti sociali e delle lotte di classe, con nuove moltitudini deterritorializzate di esseri umani deportati dall’Africa e destinate a figurare come le nuove risorse, ossia come i nuovi schiavi accolti e integrati nell’esercito della produzione desalarizzata.
Complici le prestazioni del pensiero unico fintamente umanitario, il capitale non mira certo a integrare i migranti, che invece considera come pura carne da cannone nella lotta di classe. Aspira, invece, a disintegrare per il tramite dei migranti anche i lavoratori autoctoni, distruggendone la coscienza di classe residua e abbattendone i diritti. Dietro il falso umanitarismo con cui si celebra l’immigrazione si nascondono, in verità, la disumanità dello sfruttamento più bieco della manodopera migrante e l’orrore del traffico di esseri umani – condannato da papa Gregorio XVI nel 1839.
Nota – Lo ius soli altro non è che la cornice del quadro dell’orrore del pensiero unico sull’immigrazione, fintamente umanitario, dei cosiddetti democratici della sinistra italiana – Complici i vertici del Vatic-ano, ma non tutti.
 
L. Olivieri-Sintesi Phastidio 170917
RA N.395/210917
 
In campagna elettorale, si sa, il Pd ha i suoi metodi e i suoi temi … cerca di pagare il consenso dei dipendenti pubblici e dei sindacati.
 
 
Immancabilmente in tempo di campagna elettorale il Pd dà vita a proposte e piani potenzialmente capaci di ottenere largo consenso … È quello che avvenne il 30 novembre 2016, con l’accordo per il rinnovo dei contratti pubblici, contenente l’impegno di un aumento di 85 euro. Poi, non servì a nulla, il referendum fu stravinto dai no, ma il metodo ed il tema restarono e, per altro, adesso l’impegno degli 85 euro è una patata bollente della quale il Governo non sa come liberarsi. Approssimandosi la volata per le elezioni del 2018 emerge un “piano” per assumere 500.000 dipendenti pubblici con un concorsone, per sostituite gli altrettanti 500.000 dipendenti pubblici che andranno in pensione da qui al 2021.
E sì: l’idea è appunto sempre quella della staffetta generazionale, che con la prima delle leggi Madia, il d.l. 90/2014, si sarebbe già dovuta realizzare, anche se non se n’è mai vista traccia. Si afferma che occorre svecchiare la pubblica amministrazione ed assumere nuove leve, giovani, dotati di professionalità e “nativi” dell’era informatica e di internet.
Giustissimo, indispensabile. Poi, si guarda un po’ a ritroso nella storia delle ultime leggi sulla pubblica amministrazione e si fa qualche conto, per capire che il piano altro non è se non una enunciazione per captare consenso e poco altro.
Guardiamo alla storia della crisi finanziaria. Tra il 2009 e il 2010 Spagna e Grecia letteralmente lasciarono a casa tra il 5% e il 10% dei dipendenti pubblici. L’Italia, sprofondata nella crisi, riuscì ad evitare questa conseguenza, ma dovette adottare una decisione che rassicurasse Europa e mercati: bloccò drasticamente assunzioni e contratti collettivi, così da ottenere un percorso a medio lungo termine di progressiva riduzione del numero dei dipendenti pubblici e del costo del personale statale. Infatti, i dipendenti pubblici dal 2009 al 2017 sono diminuiti da 3,4 milioni a 3 milioni (-11,8 %) ed il costo complessivo da 172 a meno di 160 miliardi (- 7 %).
Chi legiferava e governava sapeva già che tra il 2018 e il 2021 mezzo milione di dipendenti pubblici sarebbero andati in pensione: ricordiamo che all’epoca del Governo Monti si approvò la legge Fornero e quelle stime erano ben presenti. Si trattava di produrre politiche di economia a lungo termine, per ottenere entro una decina di anni risparmi alla spesa corrente ancora più significativi. L’Italia era in grado, cioè, di ridurre drasticamente la spesa per dipendenti pubblici, senza licenziamenti traumatici.
Adesso, a ridosso della prima tranche di pensionamenti di massa, si pensa che quel quadro economico si sia modificato e che sia possibile una sostituzione dei pensionati pubblici in un rapporto di uno a uno e, quindi, ringiovanire l’apparato pubblico di 500.000 dipendenti – senza un piano di miglioramento orientato all’efficienza e all’efficacia dei servizi. In Italia il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record, a luglio ha toccato i 2.300 miliardi di euro, in salita di circa 19 miliardi di euro rispetto ai 2.281 miliardi di fine giugno.
Non solo la storia recente, ma anche i conti vengono al pettine. È noto, dai dati del Conto annuale del personale, che il costo medio di un dipendente pubblico è 34.000 euro l’anno. Basta allora moltiplicare questa cifra per 500.000 e scoprire che il piano del concorsone verrà a costare 17 miliardi di euro l’anno per i prossimi 40 anni (totale 680 miliardi) … E io pago.